Rissa tra bande rivali a Olbia, raffica di condanne

In tribunale il regolamento di conti tra gruppi di albanesi che per mesi hanno spadroneggiato in via Vittorio Veneto

OLBIA. Da tentato omicidio a lesioni. Il reato è stato derubricato alleggerendo le condanne, comunque arrivate ieri per tutti (eccetto uno) i protagonisti di quello che gli investigatori hanno definito un regolamento di conti tra due bande rivali di albanesi. Una mega zuffa in pieno centro che si era conclusa con un ricovero in Rianimazione per uno di loro, colpito con una spranga di ferro in testa.

Le condanne. Il gip Cristina Arban ha condannato a 2 anni e 4 mesi Ilir Gjoka, a 2 anni e 2 mesi il fratello Izmir e a 9 mesi, pena sospesa, il terzo fratello, Maltid, tutti giudicati con rito abbreviato e accusati inizialmente di tentato omicidio nei confronti di Dashmir Hoxha. Ha condannato poi a 1 anno e 6 mesi Eduard Zefi, accusato invece di rissa, giudicato anche lui con rito abbreviato. Tutti sono stati assolti dall’accusa di porto di armi improprie. Nell’udienza precedente, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a otto anni per i tre fratelli Gjoka e a due anni e due mesi per Zefi. Ieri, la decisione del gip di derubricare il reato e la lettura delle sentenza. Due, infine, i patteggiamenti a 1 anno e due mesi ciascuno, per Dajlan Ruci e Dani Bledar. Il settimo protagonista, Dashmir Hoxha (alle spalle numerosi precedenti), che si era costituito parte civile in questo procedimento, sarà processato a sua volta per rissa ma con rito ordinario.

La prima udienza è fissata per oggi.

La mega rissa. La vicenda è la mega rissa a colpi di coltello, bottiglie e spranghe di ferro, avvenuta a fine febbraio davanti a un bar, in via Vittorio Veneto. Da una parte – stando alle contestazioni della Procura – i tre fratelli IIlir, Izmir e Maltid Gjoka, dall’altra, Dashmir Hoxha, Dajlan Ruci, Eduard Zefi e Dani Bledar.

Ad avere la peggio, erano stati Dajlan Ruci colpito al volto, secondo la ricostruzione dei carabinieri, con una bottiglia di birra da Izmir Gjoka, e Dashmir Hoxha, colpito violentemente alla testa con un giratubi in ferro dal fratello, Ilir Gjoka. Una volta a terra, Hoxha sarebbe stato ripetutamente preso a calci da Izmir e Maltid. Dashmir Hoxha era finito in Rianimazione, con la frattura dell’osso occipitale.

Le indagini e gli arresti. I sette erano stati arrestati un mese dopo la zuffa. Quella sera, quasi tutti, eccetto i due feriti, erano riusciti a scappare. Un mese di indagini e i carabinieri avevano chiuso il cerchio dell’operazione che era stata chiamata “Quartiere sicuro” «perché – aveva spiegato il comandante dei carabinieri Alberto Cicognani durante una conferenza stampa – il nostro principale obiettivo è quello di far arrivare segnali forti di sicurezza ai cittadini olbiesi». Via Vittorio Veneto è infatti una zona “sensibile”, teatro spesso di risse e spaccio di stupefacenti, una zona tenuta particolarmente sotto controllo dalle forze dell’ordine.

L’operazione “Quartiere sicuro” era stata condotta dai carabinieri della stazione di Olbia Centro, sotto la guida del luogotenente Francesco Putzolu e coordinata dal reparto territoriale, con la collaborazione dei Cacciatori di Sardegna e gli uomini del nucleo elicotteri. I militari erano entrati in azione all'alba: cinque albanesi erano
stati arrestati, altri due denunciati a piede libero.

Ilir e Maltid Gjoka sono difesi dall’avvocato Giovanna Porcu, Ismir Gjoka dall’avvocato Immacolata Natale, Dajlan Ruci, Dani Bledar ed Eduard Zefi dall’avvocato Antonia Mele, Dashmir Hoxha dall’avvocato Nicola di Benedetto.

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