Il turismo e la sostenibilità I sindaci: «È l’anno zero»

Il Meeting di Olbia rilancia il dibattito sull’esigenza di preservare l’ambiente Domenico Mannironi: «San Teodoro era un paese, ora è un villaggio turistico»

OLBIA. Turismo e sostenibilità. Il tema del dodicesimo appuntamento con il “Meeting di Olbia” è di quelli che puntano sullo spartito di salvaguardia dell’ambiente, come risorsa fondamentale per il settore anche nella sua matrice più strettamente economica. Sono stati i sindaci della Gallura a introdurre fuochi d’artificio dialettici, allargando il concetto a quello di stagionalità, atavico problema del turismo sardo, ma anche questione decisiva per preservare l’ecosistema, visto che in pochi mesi (se va bene tre) lo sbarco dei turisti trasforma letteralmente i territori, li arricchisce certo, ma li rende vulnerabili a un’invasione, per affrontare la quale spesso non sono pronti.

I dati. Il tradizionale appuntamento con il bilancio della stagione turistica, organizzato alla perfezione dall’associazione “Una scuola sarda” di Nuccio Merone, si è aperto nella sala dell’Olbia Expó con la puntuale esposizione dei dati illustrati da Carlo Marcetti, docente di Economia del turismo e dei trasporti. Marcetti ha confermato le tendenze di un turismo sempre più internazionale, con un’economia turistica che in Gallura conquista il primo posto a livello nazionale come ricaduta, con il record di numero di addetti (15,5%) legati a questo settore. Tutto a posto? L’acqua cheta delle analisi lascia il posto al dibattito, quando Domenico Mannironi, sindaco di San Teodoro, uno dei paesi simbolo del turismo “d’assalto”, lancia un petardo nella sala silenziosa. «San Teodoro vive sei mesi all’anno con la monocultura del turismo, poi non resta più nulla – spiega il primo cittadino -. Non esiste più un agricoltore, restano solo due artigiani, ben vengano i turisti ma poi cosa c’é? Eravamo un paese di 1800 abitanti, diventiamo un villaggio turistico. San Teodoro in un anno ospita 800 mila turisti, questo mi spaventa. Le fogne scoppiano, le spiagge diventano discariche a cielo aperto. Questo è l’anno zero, dobbiamo trovare un turista sostenibile».

Settimo Nizzi. Il sindaco di Olbia ha sottolineato la necessità di offrire servizi migliori per il turista, confermando la necessità di riportare le istituzioni al centro dei territori. «Noi dobbiamo dare servizi turistici, infrastrutture, chiudere le strade del centro storico, migliorare il volto delle nostre città – sottolinea Settimo Nizzi -. Allungare la stagione turistica? Siamo arrivati alla fine di settembre. Cosa vogliamo di più? Semmai trovo assurdo che a Porto Rotondo non si trovi un negozio aperto, che ci siano attività che restano solo per tre mesi». Una situazione che Roberto Azzi, presidente dello Yacht Club, ha giustificato con la crisi che ha coinvolto i turisti italiani, parziale retromarcia di un borgo che storicamente ha ospitato pochi stranieri. Ora però si riparte, con più eventi spalmati su più mesi. Anche se vanno affrontate le questioni strutturali. «Le cose sono andate bene negli ultimi anni, ma rischiamo che i cambi di flussi turistici ci penalizzino nel 2019 – sottolinea Giuseppe Fasolino, consigliere regionale di FI e sindaco di Golfo Aranci -. Dobbiamo creare una vera destinazione Sardegna, sapendo che i turisti vengono soprattutto per il mare e le spiagge. Poi dobbiamo avere una reale programmazione che coinvolga non solo l’assessorato regionale al Turismo, ma anche quelli ai Trasporti e all’Urbanistica». Concetto ribadito da Giuseppe Meloni, consigliere regionale Pd ed ex sindaco di Loiri Porto San Paolo. «Il binomio tra turismo e sostenibilità resta vincente in Sardegna, perché i turisti cercano il plusvalore che deriva dall’ambiente – spiega Meloni
-. Ma confermo quanto rappresentato con una mozione in consiglio regionale: il sistema Sardegna non può prescindere dall’agricoltura. La Sardegna deve puntare sempre di più sull’agricoltura biologica, programmando e pianificando in una logica di sistema».

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