Olbia, il maxi cantiere nautico minaccia il golfo

La denuncia di Iodice, Monaco e Cristo: «Il progetto autorizzato dal Cipnes cancella la spiaggia e 4 concessioni di cozze»

OLBIA. Cemento al posto dei granelli di Cala Saccaia. La banchina di un cantiere nautico sopra la lingua di sabbia che si affaccia sul golfo. Scelta dal Wwf per la sua campagna Plastic free nel 2018. Il progetto della società Cala Saccaia rischia di cancellare uno degli ultimi angoli della costa olbiese sfuggito ai capannoni industriali. A due passi c’è il faro, simbolo della città. E un percorso di trekking scavato tra la vegetazione mediterranea che porta a Pittulongu. Il Consorzio industriale ha autorizzato il cantiere nautico. Una doppia occupazione. A mare e a terra. Oltre 10mila metri quadrati sul golfo destinati ad affondare quattro campi di cozze. E poi un bacino con travel lift. Una gru di alaggio di 40 tonnellate. Alle spalle il cubo di cemento costruito su terreni foderati di lentischio, ginestre e cisto. Tutto vero e autorizzato. Senza nemmeno una valutazione di impatto ambientale. I lavori sono già cominciati.

Il grido di allarme. Il progetto faceva parte del vecchio piano regolatore del porto. Bocciato. Ma il grande cantiere nautico non è l’unico destinato a sconvolgere per sempre il golfo di Olbia. Sarebbe previsto infatti anche l’ ampliamento del porto di Sa Marinedda. Tre volte la sua attuale grandezza. A lanciare l’allarme sono tre cittadini olbiesi che nemmeno la più sfrenata fantasia avrebbe mai messo insieme. Mauro Monaco, presidente defenestrato del Consorzio dei mitilicoltori ed esponente del Partito dei sardi. Uccio Iodice, ex assessore alla Pianificazione nella giunta di centro destra di Fedele Sanciu e Benedetto Cristo, biologo marino con un passato nell’Upc. «Non si perde solo una spiaggia ma un ecosistema intero – lanciano l’allarme dalla zona del cantiere già avviato –. Chiediamo alla classe politica di fermare tutto questo».

Ambiente a rischio. Non usa giri di parole l’ex assessore Iodice. «Guardando oggi dove è stata realizzata la zona industriale siamo tutto d’accordo nel dire che sia stato un errore, da cui però non si può tornare indietro – afferma –. Una volta che il banchinamento e il piazzale di cemento avranno sostituito la spiaggia non potremo più fare nulla. La politica deve impedire questo scempio. Se facciamo quest’opera a Cala Saccaia e triplichiamo il porto di Sa Marinedda la nostra Olbia morirà».

Addio cozze. Basta sovrapporre la mappa del progetto del cantiere nautico con quella dell’attuale situazione di Cala Saccaia per capire la triste fine dei filari di cozze. «A Cala Saccaia verrebbero cancellate quattro concessioni autorizzate per 15 anni a esercitare questa attività – spiega l’ex presidente Monaco –. Parliamo di cooperative storiche. A Sa Marinedda ne sparirebbero altre ancora. Questi progetti nacquero quando questi spazi non erano stati ancora date regolarmente in concessione. Non possono essere ignorati».

La morte del golfo. Il biologo Cristo conosce bene il golfo. Ne è un appassionato studioso e un difensore convinto. «Questo scenario, questa ria esiste da 10mila anni – dice –. Una laguna che ha un unico ingresso di acqua. Ossigeno per il nostro golfo che lo rende ricco di biodiversità.
Non a caso tra i 91 siti bio d’Europa c’è anche questo. E qualcuno vorrebbe distruggerlo con un banchinamento selvaggio che ridurrebbe la sezione dalla quale l’acqua entra ed esce. Sarebbe la morte delle nostre cozze, dal sapore unico. La morte della biodiversità del nostro golfo».

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