Palau, da negoziante a scultore cambia vita per passione

Maximiliano D’Orsi a 50 anni ha lasciato il posto di direttore di vendita. Ora crea trofei con materiali riciclati e pagine della Nuova. «Ho seguito il cuore»

PALAU. Con le sue sculture rende immortali diverse storie raccontate dal quotidiano La Nuova Sardegna. Maximiliano D'Orsi, 52 anni, nel suo atelier in via Nazionale a Palau, modella e intarsia le pagine con l'argilla e altri materiali riciclati per creare trofei su commissione. Ma anche per realizzare altre opere, come le putrelle (binari) in ferro e ceramica, selezionate per "Faber", mostra dedicata a Fabrizio De Andrè, organizzata dall'Accademia delle Belle arti di Sassari. Binari sui quali viaggiano vagoni di parole senza tempo. Storie di vita che si intrecciano con quelle degli amanti di pezzi artistici unici, plasmati dalle mani dello scultore palaese.

Le opere sono richieste anche su misura da turisti, non solo europei. Maximiliano si è così reinventato il lavoro. Per tanto tempo è stato direttore di vendita in un negozio locale di ceramica artistica sarda. Sul treno dei desideri c'era salito da ragazzo, sia dopo essersi diplomato al liceo scientifico di Sassari, sia durante gli studi universitari alla facoltà di Giurisprudenza. Cinque anni fa all'Accademia di belle arti “Mario Sironi” ha studiato scultura, poi ha appreso le tecniche della ceramica, in particolare quelle giapponesi. Il sogno di aprire un atelier tutto suo si è avverato da poco. «Ho lasciato un posto fisso per coronare il mio grande sogno – racconta –. Non ci sono limiti d'età per i cambiamenti radicali. A 50 anni mi sono rimboccato le maniche, andando controcorrente mi sono reinventato un lavoro che mi sta dando soddisfazioni».

Da bravo surfista Maximiliano è abituato a cavalcare e a planare sulle onde rimanendo in equilibrio sull'inseparabile tavola, che custodisce nella bottega. La passione per il mare e per questo sport, praticato sulle coste galluresi, ha un altro ruolo determinante nella vita dello scultore. «Plasmo mondi di ceramica e materiali riciclati – spiega –. Le mie produzioni di argilla sono fatte con la tecnica giapponese del raku, ispirate a quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra». È uno dei pochi artisti italiani a utilizzare questa pratica antichissima di cottura della creta. Il raku è nato più di 100 anni fa nelle zone interne della terra nipponica dall'inventiva di maestri ceramisti orientali che, stanchi di produrre in serie i servizi da tè, hanno diversificato il loro prodotto sperimentando nuovi modi di lavorazione.

Senza svelare i segreti del mestiere, non passa inosservato uno stampo utilizzato dal maestro gallurese. «Con questo cestino artigianale di Castelsardo creo semi galleggianti – spiega –. Ma ogni oggetto è un richiamo alla nostra terra e alle tradizioni sarde. Amo il mare, ho trascorsi nel mondo agonistico di nuoto, sono stato un istruttore e non ho mai abbandonato la mia tavola da surf. Ecco perché nelle mie opere ci sono anche onde e vele». Come quelle commissionate per alcuni trofei sportivi. «In cui rendo immortali anche le storie scritte sul quotidiano La Nuova Sardegna – dice –. Con una vecchia matrice riproduco pagine che utilizzo per creare i binari delle parole in ceramica e trasmettere messaggi di lettura universali della nostra isola. Anche con il linguaggio

Braille, attraverso l'inserimento di chiodi su un lato delle opere». D'Orsi ha partecipato a numerosi concorsi d'arte, le sue opere sono state esposte in diversi paesi galluresi e fanno bella mostra di sé anche fuori regione, in collettive internazionali come a Mantova e Siena.
 

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