Dramma a Olbia, muore nella casa-roulotte dove viveva

Pietro Pinna, 51 anni, era olbiese ma abitava ad Arzachena in una piccola baraccopoli. Il suo corpo è stato trovato dai vicini

ARZACHENA. E’ morto da solo. Nella roulotte in cui viveva, alla spalle dello stadio “Biagio Pirina”, in località Corra Cilvuna. E’ un altro dramma della solitudine, un altro triste epilogo di una vita difficile, forse fatta anche di scelte sbagliate, forse segnata da fatti dolorosi e complicati del suo passato che nessuno probabilmente conosceva. Pietro Pinna, aveva 51 anni, era originario di Olbia, ma da tanto tempo si era trasferito ad Arzachena. E da anni si era stabilito in una roulotte, all’interno di una piccola baraccopoli fatta anche di container, dove abitano ora altre 3 persone. Questa era la realtà di Pietro, questa era la vita che lui voleva. E il suo cuore affaticato ha smesso di battere l’altro ieri mattina senza che nessuno fosse al suo fianco.

Più volte, tante volte, sia l’amministrazione comunale attuale che quella precedente, gli avevano proposto una sistemazione migliore, un tetto dignitoso sotto il quale vivere. Ma Pietro Pinna non voleva spostarsi da lì. E’ stato per questo che i Servizi sociali del Comune, guidati dall’assessora Gabriella Demuro, si occupavano di lui con un lavoro di solidarietà in rete. Insieme con le varie associazioni di volontariato, tra cui la Caritas, sono sempre presenti e uniti nei casi di necessità. E Pietro aveva un grande bisogno di aiuto.

«Ci abbiamo provato davvero in ogni modo a convincerlo ad andare via da quel posto - ricorda con un nodo alla gola l’assessora Demuro che lo aveva incontrato anche a Natale - ma è stato inutile. E allora, giorno dopo giorno, in vari modi, abbiamo tentato di farlo vivere nel migliore dei modi: poteva sempre contare su un pasto caldo, su coperte, su tutto ciò che serviva, compresa una stufa, in modoche non avesse freddo. Ma lui accumulava, accatastava. Il Comune e le associazioni gli davano una mano anche in questo, portando via tutto ciò che era ormai vecchio e che non serviva più. Anche se il miglioramento durava poco, perché a distanza di pochi giorni si creavano nuovi cumuli di pasti avanzati e oggetti».

Era da tempo che Pietro Pinna non stava più bene. Aveva problemi di salute, i suoi valori non erano buoni e spesso era stato ricoverato. Ma l’ultima volta, qualche giorno fa, non aveva voluto saperne di rimanere in ospedale. E aveva firmato per andarsene. Così è rientrato nella sua roulotte, ad Arzachena, dove l’altro ieri è stato trovato morto da due suoi vicini. Si sono preoccupati perché non lo hanno visto uscire, perché non sentivano nessun rumore. E hanno pensato che potesse essere successo qualcosa. Pietro era lì, sdraiato. Senza più vita. Sono stati subito chiamati i Servizi sociali, gli amici, alcuni volontari. Sono arrivati anche il magistrato e i carabinieri.

«Chi lo aveva conosciuto prima di me - dice ancora l’assessora Demuro - racconta che al suo arrivo ad Arzachena, da Olbia, Pietro Pinna era una persona dinamica, che si dava da fare. Aveva un

lavoro, una vita sociale. Ma nessuno ha mai saputo nulla della sua famiglia e lui non ne parlava. Poi devono esserci state delle ragioni che lo hanno segnato in modo profondo. Ci abbia mo davvero provato a farlo reagire, per spingerlo a cambiare quello stile di vita. Non è purtroppo servito».

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