Giudice corrotto, ecco la lista dei regali

Per i giudici di Roma l’ex gip Vincenzo Cristiano dopo una assoluzione avrebbe ricevuto un computer e l’uso di un furgone

OLBIA. A novanta giorni esatti dalla sentenza di condanna dell’ex gip del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano, 50 anni, originario di Napoli e dell’imprenditore olbiese, Manuel Spano, 40 anni, accusati di corruzione in atti giudiziari – pena cinque anni di reclusione per il primo, quattro anni e otto mesi per il secondo – il tribunale di Roma ha depositato le motivazioni. Un verdetto duro quello del collegio dei giudici presieduto da Anna Maria Pazienza che ha abbracciato in pieno l’impianto accusatorio del pubblico ministero Stefano Rocco Fava. Per i giudici romani è stata raggiunta piena prova del fatto illecito: l’ex gip è corrotto e il corruttore è Spano. E la corruzione è consistita nell’aver ricevuto regali dall’imprenditore olbiese dopo una sentenza a lui favorevole (era stato assolto in un procedimento per stalking). Una condotta, quella del magistrato napoletano, non isolata per i giudici romani. Che nelle motivazioni, ben 113 pagine supportate da intercettazioni ambientali e telefoniche, parlano di «imbarazzanti connivenze e frequentazioni del giudice con soggetti indagati o loro stretti familiari». Di «intrecci tra l’attività di magistrato e il ruolo di “amico” e “consigliere” disinvoltamente tenuti da Cristiano». Per il tribunale di Roma, i regali ricevuti dal giudice da parte di Spano non sono scambi reciproci di doni tra amici, come ha sostenuto la difesa, ma costituiscono il reato corruzione.

I regali oggetto di contestazione, sono il dono di un computer, il prestito di due furgoni utilizzati per raggiungere Napoli e trasportare da lì a San Teodoro le stoviglie fornite dall’imprenditore campano Umberto Galizia (la cui posizione è stata stralciata, con udienza preliminare fissata per il 9 aprile) alla società Farvic della quale Cristiano era socio insieme a Cristian Ambrosio (che recentemente ha patteggiato 1 anno e 10 mesi per spaccio di droga), e il recupero parziale da parte di Spano della refurtiva rubata a casa dell’ex gip. Le tesi difensive hanno cercato di smontare l’accusa e di dimostrare tutt’altro. Che i furgoni erano stati prestati ad una terza persona e non a Cristiano, che la refurtiva rubata a casa di Cristiano era stata recuperata da un parente del ladro e non da Spano, e che il macbook era stato regalato dall’imprenditore olbiese al magistrato napoletano in un reciproco scambio di doni natalizi. Niente da fare. I giudici capitolini hanno ritenuto raggiunta la piena prova del reato contestato ai due imputati. Ora le difese hanno 45 giorni di tempo per impugnare la sentenza in Appello. «Da un primo esame delle motivazioni – commentano gli avvocati Giovanni Azzena e Franco Luigi Satta che assistono l’ex gip del tribunale di Tempio – abbiamo la sensazione che la sentenza sia stata ispirata esclusivamente a considerazioni di tipo poliziesco e soprattutto sia caratterizzata da uno stravolgimento e travisamento delle risultanze processuali». Ribatte alla tesi accusatoria del pubblico ministero, l’avvocato Guido Da Tome, difensore di Manuel Spano. «È stato completamente travisato il contenuto delle testimonianze dei testi della difesa – dice il penalista – Riteniamo che ci siano tutti gli elementi perché in sede di appello gli imputati vengano mandati assolti». Secondo l’avvocato Antonello Desini, anche lui difensore di Spano,
le sentenze che non si condividono non si commentano ma si impugnano. «Sono sicuro che i giudici dell’appello avranno quella serenità necessaria per un attento esame di quanto emerso nell’istruttoria dibattimentale a favore di Manuel Spano. Serenità mancata nel giudizio di primo grado».

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