Tragedia della strada a Suiles «Diciamo no all’archiviazione»

L’Associazione familiari delle vittime di incidenti: «Un sit in di protesta al palazzo di giustizia» L’inchiesta sull’incidente che è costato la vita a Gianluca Carta è appesa al filo di un reclamo

OLBIA. Saranno una manifestazione pacifica davanti al tribunale di Tempio e, se necessario, una raccolta di firme a sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’archiviazione dell’inchiesta sull’incidente stradale che lo scorso settembre era costato la vita a un motociclista di Olbia, Gianluca Carta, uscito fuori strada in sella alla sua Kawasaki sulla circonvallazione Olbia-Golfo Aranci, all’altezza di Suiles. L’Aifvs (Associazione italiana familiari e vittime della strada, con sede di Nuoro e responsabile Mario Luigi Pala) insiema ai familiari di Gianluca Carta Gianluca, infatti, intende promuovere una manifestazione pacifica davanti al tribunale di Tempio e, se necessario, una raccolta di firme, contro la proposta di archiviazione dell’inchiesta del 26 ottobre scorso da parte del sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Tempio, Ginevra Grilletti. Tutto ciò affinchè il giudice annulli il decreto di archiviazione emesso “de plano” (cioè, in assenza di istruttoria) il 24 dicembre scorso dal gip.

Sul piano giudiziario, la vicenda è appesa al filo di un reclamo al tribunale, in composizione monocratica, presentato dal loro difensore, l’avvocato Abele Cherchi. Ma i familiari del giovane morto nell’incidente puntano anche sulla mobilitazione popolare. Quei decreti di archiviazione proprio non vanno giù e, soprattutto, non può passare l’idea di una “strada di nessuno” dove si viaggia in condizioni di pericolo. La strada, invece, è del consorzio industriale Cipnes, che sinora è però rimasto fuori dall’inchiesta. «Non ci è stata data la possibilità di mostrare argomenti, perizie e testimonianze – ha ripetuto il padre del ragazzo, Narcisio Carta, che in questi mesi non si è dato pace di fronte alla prospettiva di un’archiviazione – noi abbiamo il diritto di sapere perché è morto nostro figlio». Come conferma anche l’avvocato Abele Cherchi, tutto si gioca sulla relazione del consulente di parte, Giovanni Lippi, ingegnere, allegata agli atti ma mai presa in considerazione nel corso
dell’indagine chesi è chiusa in un baleno all’insegna del classico “il motociclista è uscito fuori strada da solo”. «Quando invece – sostengono i familiari di Gianluca Carta e l’avocato Abele Cherchi – risulta evidente la pericolosità della strada».(m.b.)

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