Parco, scelta del direttore da rifare

La Maddalena, per il ministero dell’Ambiente l’iter che ha portato alla terna con i nomi è illegittimo

LA MADDALENÁ. Atteso dal Parco come il messia, il nuovo direttore non arriverà. Almeno non per ora. Il ministero dell’Ambiente ha giudicato illegittima la procedura che ha portato sui tavoli romani la terna con i nomi dei tre potenziali candidati. E con una lettera di due pagine fitte fitte ha invitato il presidente Fabrizio Fonnesu e il Consiglio direttivo ad annullare in autotutela la “procedura comparativa”. Tutto da rifare insomma. Nella lenzuolata di punti contestati alcuni fanno arrossire.

Punti contestati. Il ministero contesta la scelta del Consiglio di aver aggiunto un requisito per valutare i candidati dopo aver già letto i curriculum. Nello specifico la comprovata esperienza in campo amministrativo. Secondo Roma la decisione avrebbe invalidato la terzietà del giudizio. Nell’elenco delle contestazioni c’è anche l’assenza del punteggio associato a ogni parametro di valutazione; la mancanza delle motivazioni alla base della scelta della terna e la poca chiarezza della procedura. Resta quindi sulle spalle del direttore a scavalco Augusto Navone, che già guida l’area marina protetta di Tavolara, garantire un minimo di ordine in un ente che sin dall’inizio della gestione post commissariale naviga in acque burrascose.

Rewind. Nella soap del Parco fare un riassunto delle puntate precedenti è d’obbligo per capire la portata della lettera del ministro Sergio Costa. Con la fine del commissariamento e la nomina del presidente Fabrizio Fonnesu, il Consiglio direttivo mette il turbo alla procedura di legge per la nomina del direttore. Fino ad allora era stato il biologo del Parco, Yuri Donno, ad affiancare l’allora commissario Leonardo Deri con il ruolo di direttore facente funzioni. Incarico rinnovato per una manciata di mesi nella gestione Fonnesu e poi passato a Paola Brundu. Che si era dimessa poco dopo. Decisione che aveva spinto il Parco a nominare, in attesa delle scelte di Roma, un direttore a scavalco, ossia un funzionario condiviso con un altro ente. La scelta era ricaduta su Augusto Navone, dell’amp di Tavolara.

La procedura. La legge la chiama procedura comparativa. Tocca al presidente, insieme al Consiglio direttivo, esaminare i curriculum dei candidati. Arrivano 49 domande. A luglio presidente e Consiglio si riuniscono, aprono le buste degli aspiranti direttori e li valutano sulla base di alcuni requisiti: esperienza pluriennale nella gestione di Amp e parchi nazionali; titoli post laurea sulla gestione di Amp e parchi o di settori ambientali; capacità relazionali con enti pubblici e università, ricerche scientifiche e progetti life. La riunione si conclude con una prima scrematura. Consiglio e presidente si incontrano di nuovo e decidono di inserire un ulteriore parametro per arrivare alla terna. I candidati rimasti dovranno avere anche ottime conoscenze amministrative. I tre nomi che arriva sul tavolo di Sergio Costa sono l’architetto Alessandra
Perego, lombarda; il forestale Andrea Gennai toscano; il biologo marino campano Luigi Russo. Nei giorni scorsi la lettera del ministero che invita ad annullare in in autotutela la procedura comparativa e si propone di affiancare il Parco nell’avvio della nuova procedura.



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