Avvolta nel mistero la morte del diciannovenne a Buddusò

Omicidio o suicidio: gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulla fine di Diego Baltolu

BUDDUSÒ. La morte di Diego Baltolu è ancora avvolta nel mistero. Il 19enne di Alà dei Sardi è stato trovato morto nella notte a Buddusò e gli investigatori stanno portando avanti le indagini nel più assoluto riserbo. L'unica conferma riguarda il fatto che il giovane è stato ferito mortalmente da un colpo di pistola al petto, arma che è stata ritrovata non distante dal cadavere.

Per il resto non si esclude nessuna ipotesi, anche se alcuni riscontri porterebbero a pensare che Baltolu sia stato ucciso al termine di un litigio. Il ragazzo è stato ritrovato sugli scalini di fronte alla casa della fidanzata. Inizialmente si era ipotizzato che dopo essere stato colpito stesse cercando di suonare il campanello dell'abitazione per cercare soccorso, ma che non avesse fatto in tempo. Col passare delle ore questa ricostruzione appare meno certa.

I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari e quelli della compagnia di Ozieri hanno ascoltato diverse persone e raccolto ogni elemento da sottoporre ad analisi o a riscontro. Per ora, nessuno sembra essersi accorto di quello sparo nel buio della notte fonda. Gli investigatori, coordinati dalla pm Beatrice Giovannetti della Procura di Sassari, attendono elementi dall'autopsia: sarà eseguita lunedì nel Dipartimento di Patologia forense dell'Università di Sassari dal medico legale Salvatore Lorenzoni. Servirà per capire a che ora è morto Baltolu.

Gli operatori del 118, arrivati sul posto, gli hanno steso sopra una coperta termica che ha mantenuto caldo il corpo, facendo fluttuare l'orario del decesso tra mezzanotte e le due del mattino. Ci sarebbe una bella differenza, perché potrebbe significare che il cadavere del giovane è stato lì per oltre due ore, senza che nessuno intervenisse o si accorgesse di nulla.

Ma servirà anche per inquadrare meglio gli indizi raccolti sin qui e per dissipare i dubbi sull'ipotesi - meno probabile ma ancora non scartata - del suicidio, come lascia pensare la presenza dell'arma accanto al corpo di Baltolu. Quella pistola con matricola abrasa potrebbe anche essere appartenuta alla vittima. Carabinieri e Procura scavano nel passato del giovane, che viveva ad Alà e fino a qualche tempo fa gestiva un bar, ma che attualmente risultava disoccupato. Il ragazzo aveva un temperamento forte, ma non aveva precedenti significativi, solo qualche zuffa e qualche accusa di lesioni, quando ancora era minorenne.

Era figlio di Lucio Baltolu, 57 anni, che in ottobre, quando già era in carcere per reati connessi

allo spaccio di droga, era finito nell'inchiesta della Dda di Cagliari su un traffico tra Campania e Sardegna. Per gli inquirenti, l'uomo aveva legami stretti con alcuni esponenti della cosca scafatese che si erano rivolti a lui per definire l'arrivo e la gestione della droga nell'isola.

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