Il mercato: in affanno i servizi per la telefonia

Il sindacato di categoria tratta la possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali di diverso tipo

OLBIA. Torna a tremare il mondo inquietante e misterioso dei call center. Nuovi venti di crisi dopo l’anno più difficile, l 2016, con ben 1.666 licenziamenti da parte di Almaviva Contact nella sede di Roma, arrivati dopo i tanti allarmi lanciati da parte dell’azienda sul problema della delocalizzazione e della erosione dei ricavi a causa delle gare al ribasso. Una crisi derivante soprattutto dalla situazione di mercato, che vede il business concentrato sui servizi alle aziende della telefonia. I sindacati nazionali arrivano a paventare la possibilità che siano a rischio almeno 3.500 posti di lavoro, in tutta Italia, sulla base della carenza di volumi e l’abbassamento dei prezzi richiesti dai committenti.

A peggiorare la situazione complessiva si è messa l’introduzione del “Decreto dignità”, fortemente voluto dal M5S. La necessità di stabilizzare i lavoratori, con la stipula di un contratto a tempo indeterminato dopo i 24 mesi e i due rinnovi precedenti, spesso non trova le aziende (in qualunque settore) capaci di assorbire questa forza lavoro. Le organizzazioni sindacal nazionali di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno provato ad anticipare i tempi incontrando nei giorni scorsi
il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. La possibilità di avere ammortizzatori sociali strutturali, da cui i call center sono attualmente esclusi pur avendo un Fis, Fondo integrativo di solidarietà, è la priorità delle parti sociali e interessa anche Asstel. (g.d.m.)

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