Violenza sulle donne in continuo aumento: “Si deve fare di più”

Patrizia Desole (Prospettiva donna): i centri accreditati avranno maggiore forza. 240 donne nel 2018 si sono ribellate e hanno chiesto aiuto

OLBIA. La violenza sulla donne non ha fine. Continua a crescere ed è sempre più cruenta e devastante. Ma anche più subdola, come nel caso della violenza economica. Della quale si parla poco ma che spesso opprime la donna impedendole di rifarsi una vita e di ritrovare la sua libertà. Già, la libertà. Quella che le sopravvissute cercano disperatamente di ritrovare e conquistare dopo anni di abusi, maltrattamenti, botte, da parte soprattutto di mariti, di fidanzati, di ex. A volte anche di padri violenti.

I centri. Ma se le donne vittime di violenza riescono a lasciarsi alle spalle il terrore e a ritrovare il sorriso, è grazie solo ai centri come Prospettiva Donna. Centri che accolgono le donne, le accompagnano in un percorso lungo e difficile per lasciarsi dolore e sofferenza alle spalle, le aiutano, le sostengono. Nel 2018, sono state più di 240 le donne che hanno chiesto aiuto al centro di Olbia, più di quelle che hanno trovato lo stesso coraggio l’anno prima.

L’accreditamento. La missione dei centri è tanto complessa quando delicata. Ma è soprattutto indispensabile. Ed è anche per questo, come sottolinea la presidente Patrizia Desole «che i centri antiviolenza, unico strumento vero contro la violenza sulle donne e presupposto imprescindibile per sviluppare azioni appropriate e incisive, andrebbero accreditati dalla Regione».

La competenza. La preparazione e la professionalità sono fondamentali. Concetto, questo, ribadito anche dalle componenti del direttivo che sono poi le fondatrici del centro insieme con la loro presidente: Piera Bisson, responsabile dell’organizzazione, Domenica Mura, vice presidente, Antonella Debertolo (segretaria) e Giuliana Angotzi. Tutte loro, e molte altre donne ancora con varie specializzazioni, si occupano anche dei tanti figli di vittime di violenza. Bambini che a volte non sanno nemmeno che cosa significhi un’infanzia felice e che spesso sono vittime di violenza assistita. Ma quando finisce un percorso con le professioniste dei centri antiviolenza e arriva il momento di ricominciare a vivere, quel “dopo” diventa faticoso, si rischia spesso una vittimizzazione secondaria, si è spesso costrette a cambiare città perché “lui” potrebbe riapparire (come è più volte accaduto) e vendicarsi. Sino ad arrivare a uccidere.

Il bilancio. Il 2018, per Prospettiva Donna, è stato un altro anno pieno di tristezza.

«La violenza sulle donne, sempre più dura, non accenna a diminuire - conferma la Desole -: i femminicidi crescono e la cultura neo-patriarcale si sta rafforzando sempre di più. I casi di violenza domestica sono sempre i più diffusi e l’aspetto più grave è che l’uomo, che sia il fidanzato o il marito, comincia ad agire in mondo silenzioso, subdolo. Sino a diventare violento». L’ultima donna che ha chiesto aiuto al centro antiviolenza alla fine del 2018, è scappata da maltrattamenti, da attacchi violenti di gelosia, da abusi. E ora nel suo volto, restano paura e sofferenza. Anche se nella casa rifugio è al sicuro.

Reddito di libertà. La Sardegna è, in Italia, una delle pioniere nelle azioni di contrasto e prevenzione di questa terribile ferita sociale e culturale. Ha promulgato fin dal 2007, la legge regionale numero 8 (“Norme per l’istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza”) e istituito il reddito di libertà “affinché ogni donna vittima di violenza domestica in condizione di povertà materiale superi la condizione di dipendenza economica, soprusi, ricatto e sia posta in condizione di accedere ai beni essenziali e di partecipare dignitosamente alla vita sociale”.

Piano di sicurezza. Ma secondo Prospettiva donna si può e si deve fare di più: «Non

esiste un piano di sicurezza che tenga conto della reiterazione del reato - chiude Patrizia Desole -, ma sarebbe opportuno anche ad arrivare a processi più brevi. La violenza sulle donne e sui bambini, in un’aula di tribunale, deve avere sempre la precedenza». (s.p.)
 

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