Hotel e ristoranti nei fari bandita la gara regionale

Sono in Gallura quattro delle prime cinque strutture da affidare in concessione Scadenza a maggio. Nell’elenco Golfo Aranci, Palau, Arzachena e Santa Teresa

OLBIA. La vacanza in un faro, la rinascita di vecchie strutture, spesso diventate fatiscenti, che dovranno recuperare l’antico splendore con il turismo. È la Gallura ad aprire la nuova frontiera della valorizzazione dei fari e delle torri costiere, che potranno trasformarsi in alberghi o ristoranti di lusso. La Regione, attraverso l’assessorato agli Enti locali, ha comunicato di aver bandito la gara, con canone a offerta libera, per l’affidamento in concessione dei seguenti immobili: l’ex faro di Capo Orso a Palau; l’ex stazione semaforica di Capo Ferro ad Arzachena; l’ex stazione di vedetta di Capo Figari e l’ex stazione segnali di Punta Falcone a Santa Teresa Gallura. Alle strutture galluresi si aggiunge anche la ex stazione segnali di Capo Sperone a Sant’Antioco. La scadenza della gara è stata fissata per il prossimo mese di maggio.

La gara. La concessione avrà una durata compresa tra i 6 e i 50 anni. Si tratta del momento conclusivo di un percorso iniziato dalla Regione nel giugno del 2017, con cui si era avviato il programma “Orizzonte fari”, per creare un nuovo sistema di ricettività e promuovere una rete regionale dedicata a una forma di turismo sostenibile legata alla cultura del mare e dell’ambiente mediterraneo. L’idea era quella di puntare sullo sviluppo dei territori e alla promozione delle eccellenze regionali: dal paesaggio, all’enogastronomia, artigianato, storia e tradizioni. Per questo era stato stipulato un accordo di collaborazione con l’Agenzia del demanio, competente in materia di gestione e valorizzazione dei beni immobili di proprietà dello Stato.

Dimore turistiche. Si parla del programma “Valore Paese-Dimore”, diffuso su scala nazionale, per la valorizzazione del patrimonio pubblico a fini turistici e culturali, con l’obiettivo di potenziare lo sviluppo dei territori. Nella sua evoluzione ed estensione ad altri tipi di strutture, fari, torri ed edifici costieri sono stati scelti, dunque, per accogliere attività turistiche, ricettive, di ristorazione, ricreative, didattiche, insieme ad eventi di tipo culturale. La Regione gestisce direttamente lo svolgimento delle gare, curandone tutti i profili. Tra i fari individuati, oltre quelli oggetto di quest’ultima gara, ci sono anche il vecchio faro di Razzoli, Punta Filetto nell’isola di Santa Maria e la ex stazione di vedetta di Marginetto a La Maddalena. Oltre al faro di Capo Comino a Siniscola e la ex stazione semaforica di Punta Scorso all’Asinara. Una scommessa per strutture suggestive che, a causa dell’inutilizzo, rischiavano di restare abbandonate.

La Regione. «Non possiamo permettere che luoghi di tale suggestione rischino il degrado – spiegava il presidente, Francesco Pigliaru, durante la presentazione dell’accordo –. Al contrario, vogliamo che contribuiscano alla ricchezza della nostra regione trovando nuova vita in un contesto volto a preservare la bellezza ambientale, che è poi ciò che dà il valore. Chi arriva in Sardegna richiamato dal fascino dei fari e dallo paesaggio in cui sono calati è certamente un turista attento e deve poter trovare dei percorsi mirati a far scoprire anche la bellezza altrettanto
importante delle zone interne». Nessun finanziamento pubblico, per chi vorrà intervenire ma solo la disponibilità del bene per un tempo massimo di mezzo secolo. Ma con la possibilità di detenerlo per periodi inferiori, a partire da un minimo di sei anni.

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