solidarietà 

Cena di beneficenza e asta di quadri per colorare il futuro dei bimbi dell’Uganda

OLBIA. Sembra quasi un paradosso che siano stati loro, 12 bambini ugandesi, ognuno con una storia breve ma già da dimenticare, a riempire di colori e sorrisi una cena che si svolgeva a 10mila...

OLBIA. Sembra quasi un paradosso che siano stati loro, 12 bambini ugandesi, ognuno con una storia breve ma già da dimenticare, a riempire di colori e sorrisi una cena che si svolgeva a 10mila chilometri di distanza. Il lungo filo che ha collegato Olbia all'Uganda è stato creato dall'associazione “Deborah Ricciu - Espandere orizzonti”, che ha organizzato l’asta benefica “Coloriamo il loro futuro”. In vendita alcune opere che circa 70 persone tra Olbia, l'Italia e l'estero si sono contese. Pittori per l'occasione, alcuni bambini della scuola di Kibiri, realizzata proprio dall'associazione, in un primo momento quando era solo “Espandere orizzonti", e completata dopo la fusione con quella olbiese “Deborah Ricciu”. Uno sforzo che ha portato a ricostruire una vecchia struttura di canne, oggi frequentata da 45 bambini divisi in tre classi, con docenti ugandesi ed europei. «Partivano tutti da una condizione di analfabetismo, contiamo di guidarli sino al mondo del lavoro – ha commentato Roberto Schirru, partner dell'associazione –. Il nostro è un impegno pesante, il cento per cento di quello che viene donato è utilizzato per la scuola». Sarà così anche per il ricavato dell’asta. Alla cena da Yumè, offerta dal titolare del locale, era presente gran parte degli acquirenti, tra cui alcune note personalità olbiesi. Vicino al padre Piero e alla madre Salvatorica, Gianni Ricciu ha fatto da padrone di casa. «Tutto si basa su un progetto che mia madre aveva in testa dalla morte di mia sorella, 11 anni fa, basato sul valore della vita». L'asta, durata un mese, si è conclusa alle 0.30 del primo gennaio. «Data di nascita di Deborah». Poi a fine serata, la sorpresa: una videochiamata prima con alcuni donatori sparsi nel mondo e poi direttamente in Africa, con i piccoli alunni e la preside della scuola, anche se tutti un po' assonnati. Lì erano le 2 di notte ed erano al buio. Un black-out ha colpito la zona
e oltre a una torcia hanno dovuto accendere un fuoco per far luce. «I’m fine”, dice ogni piccolo quando viene chiamato davanti allo schermo del telefono. E sono tutti contenti. Quella notte hanno dormito tutti insieme, proprio nella scuola nata per costruire il loro futuro. (p.a.)

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