Olbia, una storia lunga 70 anni: chiude il negozio Maloccu

Un’altra delle attività più antiche della città sta per abbassare la saracinesca: «Costretti a dire basta per la crisi e per il degrado in cui si trova il centro»

OLBIA. «Ero molto giovane, all’epoca. Parliamo degli anni ’50. Ma ricordo come se fosse ieri quando mio padre fece la prima liquidazione estiva. A Olbia nessuno ne aveva mai sentito parlare e tutti pensarono che il negozio stesse fallendo». Ma non era così. Anzi. Sarebbe stato l’inizio di un lungo periodo d’oro per il commerciante di abbigliamento Michele Maloccu. E a raccontarlo è una delle figlie, Piera, 80 anni. Ha gli occhi lucidi. E non solo perché si rituffa nell’album dei ricordi della sua famiglia, ma perché dopo 70 anni di attività, ha deciso di abbassare per sempre la saracinesca. Quella che suo padre aveva tirato su per la prima volta nel 1948. «Una scelta dolorosa - dice Piera Maloccu - che ho preso insieme con mia sorella Antonietta. Il nostro è un negozio storico, tra i primi in assoluto nati a Olbia, dopo Carassale, Bagatti, Brigaglia. Ma non si poteva più continuare. La crisi ha colpito in modo duro anche il nostro comparto, ma anche il cuore cittadino è nel degrado totale».



Nelle vetrine di Maloccu, al numero 148 di corso Umberto, non c’è più nulla di esposto. Solo cartelloni che annunciano la svendita di fine attività. «Se penso al passato, la musica era veramente un’altra - prosegue Piera Maloccu -. Ricordo una settimana del dicembre 1965, quando ci trasferimmo negli attuali locali dal primo negozio che mio padre aprì, poche decine di metri più giù. Per otto giorni di fila, dalla mattina alla sera, bisognava fare entrare i clienti in negozio a gruppi. Stavamo svendendo tutta la merce (uomo, donna e bambino) proprio per via del trasloco. Non rimase nemmeno uno spillo».

Tra i clienti che anche ieri mattina entravano alla ricerca di un abito o di un maglione scontati, c’era chi non credeva a una chiusura definitiva di “Maloccu”. «I nostri figli e le nostre nuore - continua Piera Maloccu - sanno bene che sarebbe un rischio enorme continuare a investire in questo settore. Non ne vale più la pena. E così questa era l’unica scelta possibile. Vorrei comunque dire grazie ai nostri clienti. Alle tante persone di tre generazioni che abbiamo servito in questi settant’anni e che hanno apprezzato il nostro lavoro e la nostra professionalità».

Quando Piera Maloccu parla di suo padre, ricorda anche quanto fosse riservato, schivo, poco propenso a farsi fotografare nonostante fosse anche tra i fondatori della Confcommercio. «Rinunciò persino al titolo di Cavaliere del Lavoro - ricorda la figlia - perché secondo lui lo meritava Giovanni Brigaglia. E così riuscì a far assegnare l’onorificenza a colui che aprì il bar della stazione dell’Arst».



Fin da bambina, insieme con la sorella, Piera Maloccu trascorreva la maggior parte del tempo in negozio. «Siamo nate e cresciute tra i tessuti - dice ancora - Sì, perché all’inizio si vendeva tutto a metraggio. Ricordo bene, quei tempi. Il negozio pieno, pochissime macchine in giro e il banditore che annunciava il passaggio delle greggi che andavano verso il mare. Ma ci sono stati anche tempi bellissimi con grandi affari pure molti anni dopo. Quando corso Umberto era sempre stracolmo di gente a qualunque ora. Adesso non è più così. purtroppo».

L’ultimo ricordo di Piera Maloccu è dedicato al padre-ragazzino. «Era originario di Fonni, ma una volta rimasto orfano della madre, venne a Olbia. Era giovanissimo, trovò lavoro nel bar Brigaglia. E fu proprio dietro quel bancone che la sua vita cambiò. Trovò un portafogli pieno di soldi, lo consegnò al suo titolare e qualche tempo dopo venne restituito al proprietario, un agente di commercio che viveva a Roma. Fu talmente grato a mio padre per quel gesto, tanto da portarlo con sé a Roma per insegnargli il suo mestiere». Vent’anni dopo Michele Maloccu tornò in Sardegna. Sposò la maddalenina Lina Accardo e, insieme, si trasferirono a Olbia. Nel 1948 aprì il suo negozio. «Ci abbiamo messo il cuore e la passione per portare avanti questa attività - chiude Piera Maloccu -. E ora scriviamo la parola fine».
 

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