Piano Mancini, il giudice civile sospende il referendum

Il 24 febbraio gli olbiesi non voteranno sul quesito elaborato dal Comune contro il progetto anti-alluvione della Regione

OLBIA. Il giudice civile accoglie il ricorso d’urgenza presentato dalla Regione e sospende il referendum consultivo sul Piano Mancini. Per il tribunale la decisione del Comune di chiedere ai cittadini di esprimersi sul progetto anti-alluvione è inammissibile. Il provvedimento del giudice ordinario arriva poche ore prima il pronunciamento del tribunale amministrativo a cui il commissario di governo per il rischio idraulico, Edoardo Balzarini, si era rivolto. Il Tar si è dichiarato incompetente sulla materia. Ha detto in pratica che non spetta a lui stabilire se il quesito referendario sia legittimo oppure no. È stata fissata invece al 13 marzo la discussione su un secondo ricorso al Tar. Sulla legittimità cioè di inserire la consultazione referendaria in concomitanza con le elezioni regionali. Ma per quella data il rinnovo del Consiglio regionale sarà già stato fatto e la discussione avrà perso interesse.

Il quesito. La commissione tecnica per il referendum presieduta dalla segretaria comunale, Stefania Giua, all’inizio di gennaio aveva approvato la domanda da sottoporre ai cittadini. “Sei favorevole affinché l’amministrazione comunale di Olbia ponga in essere ogni iniziativa di propria competenza politica, tecnico amministrativa per chiedere alla Regione Sardegna di ritirare il cosiddetto Piano Mancini e sostituirlo con un progetto sostenibile e o compatibile con l’assetto urbano consolidato della città di Olbia?”. Due i voti favorevoli su tre. Avevano dato il loro via libera la segretaria Giua e l’avvocato Leonardo Salvemini. Contrario il legale Carlo Selis che in una relazione tecnica molto dettagliata aveva indicato i motivi a sostegno del suo parere negativo. Dubbi che sono finiti nei ricorsi presentati dal commissario di Governo per il rischio idraulico e assessore regionale ai Lavori pubblici Balzarini.

I dubbi. Diverse le perplessità sulla legittimità del referendum sollevate anche dalla Coalizione civica e democratica. Prima di tutto sulla competenza del Comune a convocare il referendum sulle misure anti-alluvione. Il piano del rischio idraulico è infatti materia regionale come stabilito anche da una sentenza del Tar. L’ente locale che convoca il referendum dovrebbe avere competenza esclusiva dell’argomento oggetto di consultazione. Inoltre lo statuto del Comune, esclude il referendum su alcune materie come i piani territoriali e urbanistici. E secondo una certa valutazione giurisprudenziale il Piano Mancini non è una semplice opera pubblica, ma un insieme di interventi che incidono sul territorio e che presuppongono varianti agli strumenti urbanistici vigenti.

L’iter. Il referendum sul Piano Mancini era stato annunciato dal sindaco Settimo Nizzi nel mese di settembre. Una consultazione popolare per legittimare la sua decisione di puntare su un altro progetto per mettere al sicuro la città, alternativo al Mancini. Ovvero il Piano Technital. E su quella strada l’amministrazione aveva lavorato con determinazione come promesso in campagna elettorale. Fino alla fissazione della data, il 24 febbraio. 300mila euro le risorse necessarie per organizzare la consultazione. Divise a metà con la Regine. Ma in questi mesi
il referendum non ha acceso i cuori degli olbiesi. Poche le discussioni anche sui social. Assente la campagna elettorale sul tema. Il referendum era stato bollato come inutile dal Pd ma anche dal M5S, quest’ultimo da sempre contrario alle vasche di laminazione previste nel Piano Mancini.

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