Discarica di Spiritu Santu, i rifiuti non erano pericolosi

Olbia, in Procura le nuove analisi dell’Arpas sui campioni prelevati. L’agenzia ammette: «Un errore materiale»

OLBIA. È giunta a una svolta l’inchiesta sul presunto traffico di rifiuti pericolosi provenienti dalla Campania e smaltiti nella discarica del consorzio industriale Cipnes a Spiritu Santu, in parte ancora sotto sequestro. La relazione conclusiva dell’Arpas sui campioni di rifiuti prelevati a Spiritu Santu parla chiaro: «Nessuno dei campioni esaminati presenta caratteristiche di pericolo, per cui tutti i rifiuti campionati possono essere classificati non pericolosi ai sensi del regolamento Ue 1357 del 2014». Le nuove analisi erano state richieste all’Arpas direttamente dalla Procura di Tempio che aveva avviato l’indagine mesi fa da precedenti analisi effettuate dalla stessa agenzia regionale. Analisi che però si sono rivelate clamorosamente sbagliate, per ammissione della stessa Arpas che nella relazione tecnica parla di “errore materiale”. Soddisfatti i difensori (tra questi gli avvocati Marzio Altana, Alberto Sechi e Roberto Onida) delle sei persone indagate che attendono ora i passi successivi della Procura sul fronte dell’indagine. E si attendono però anche i passi del Cipnes che, a causa di analisi sbagliate, è stato messo alla berlina con accuse addirittura di coinvolgimento in loschi traffici di rifiuti.

Nel dettaglio, per il presunto smaltimento dei fanghi di depurazione delle acque reflue, arrivati a Spiritu Santu a bordo di semirimorchi dalle province di Caserta e Napoli, sono indagate sei persone. Si tratta del dirigente del settore igiene ambientale del Cipnes Gianni Maurelli e del presidente del Consorzio industriale Mario Gattu. Più altre quattro persone, legali rappresentanti e presidenti del consiglio di amministrazione delle società che gestiscono gli impianti di depurazione da cui provengono i fanghi e le società di trasporto che hanno portato il carico al Cipnes: Alfonso Gallo, di Roma, Alessandro di Ruocco di Torre del Greco, Gloria Vieri di Pomezia e Luigi Ucciero, di Castelvolturno.

Tutto parte dal prelievo di un campione di fanghi eseguito il 19 settembre scorso dai carabinieri stazione di Loiri Porto San Paolo: dagli esami svolti dall’Arpas di Nuoro era emerso che contenevano idrocarburi e metalli pesanti. Pertanto, dovevano essere considerati rifiuti pericolosi e non potevano essere ricevuti e lavorati nell’impianto di Spiritu Santu. Il procuratore di Tempio. Gregorio Capasso, aveva però richiesto nuove analisi sui campioni di rifiuti, sempre affidate all’Arpas. La relazione finale è appena arrivato in Procura e ai difensori: i rifiuti non possono essere classificati pericolosi. A sfogliare le 20 pagine della relazione si scopre che l’Arpas non ha potuto rianalizzare il campione prelevato il 19 settembre (custodito nei suoi laboratori a Sassari) perché
deteriorato. E soprattutto si scopre che l’Arpas ammette che i risultati riferiti a quello stesso campione «per mero errore materiale sono stati riportati come sostanza secca e non come “tal quale”». Pertanto la valutazione di pericolosità era sbagliata.

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