Olbia, spesi 300mila euro per il referendum annullato sul Piano Mancini 

I costi divisi a metà tra il Comune, che con il sindaco Nizzi ha cavalcato la consultazione,  e la Regione.

OLBIA. Al macero i 300mila euro del referendum. È lì che finiranno le schede di voto per la consultazione sul Piano Mancini annullata dal giudice perché illegittima. È questo il costo sostenuto dalle tasche degli olbiesi e dei sardi per il referendum che non c’è stato. La spesa per organizzarlo era stata divisa a metà tra la Regione e il Comune come prevede la legge. Con il mancato svolgimento, l’unico risparmio è il mini gettone aggiuntivo che avrebbero percepito presidenti di seggio e scrutatori. I primi avrebbero avuto 37 euro. 25 gli altri componenti della commissione. Per ogni seggio un risparmio ipotizzato di 160 euro circa. Più o meno 9mila in totale.

Ben poca cosa rispetto all’enormità dei costi totali. 300mila euro. A cui si aggiungono anche le spese legali che il Comune deve e dovrà sostenere. Per difendere il referendum consultivo voluto con forza dal sindaco Settimo Nizzi, l’ente locale ha dovuto affrontare tre ricorsi. Il quesito è stato impugnato infatti dal commissario straordinario per il rischio idraulico e assessore regionale ai Lavori pubblici, Edoardo Balzarini. In tre sedi. Due volte davanti al Tar. Contro lo svolgimento in contemporanea delle elezioni regionali e della consultazione referendaria. Contro la legittimità del Comune a chiamare la popolazione al voto su un tema non di competenza dell’ente locale. Nel primo caso il giudice amministrativo ha fissato l’udienza a metà marzo. Nel secondo si è dichiarato incompetente a decidere in materia. È stato invece il giudice civile a sospendere prima e poi ad annullare il referendum che si sarebbe dovuto svolgere ieri.

L’amministrazione Nizzi ha già detto di voler andare avanti nella battaglia per portare i cittadini la voto sul Piano Mancini. Tema che in realtà non aveva scaldato troppo gli animi degli olbiesi. Durante la campagna elettorale per le Regionali, anche il Movimento 5 Stelle, convinto oppositore del Mancini e delle vasche di laminazione, aveva bollato la consultazione come inutile. Ad appoggiare invece con entusiasmo

il referendum era stato il “Comitato fuori l’acqua da Olbia”, da sempre a favore di una proposta alternativa senza vasche di laminazione e con un grande canale scolmatore. Aveva invece proposto un quesito diverso da quello del Comune il Comitato Salva Olbia. (se.lu.)
 

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