La tragedia di Monte Pino: «Ricordo ogni giorno quella voragine»

Al via il processo ai 4 imputati per il crollo della provinciale 38 durante l’alluvione del 2013. In aula l’unica sopravvissuta

OLBIA. «Se la mia vita è cambiata da allora? Purtroppo, si... Ricordo tutto quello che è successo ogni giorno, il terrore che ho provato. E quando piove non dormo, una paura che ho trasmesso anche al mio bambino di tre anni. E, poi, col braccio e la mano ho sempre problemi...». Con la voce tremolante e gli occhi ancora persi nel dolore, Veronica Gelsomino, 29 anni, la miracolata di Monte Pino, unica sopravvissuta al crollo della strada provinciale 38 che il 18 novembre 2013 ingoiò Bruno Fiore, la moglie Sebastiana Brundu e la consuocera Maria Loriga, racconta in aula il momento il cui la sua macchina è volata giù nella voragine e lei è rimasta intrappolata al suo interno per oltre un’ora, coperta fino al collo dalla sabbia e dall’acqua che continuava a salire. Quel giorno, mentre il Ciclone Cleopatra flagellava la Gallura, alla guida della sua Alfa 147 Veronica stava rientrando a casa, a Priatu, dopo una giornata di lavoro. «Quando stavo precipitando, ho guardato d’istinto l’orologio: erano le sei meno dieci», ha detto. E, poi, ricorda quand’era dentro la macchina. «Ero intrappolata, sotterrata fino al collo. Non so quanto sono rimasta lì, sicuramente più di un’ora». Momenti di terrore, circondata dall’acqua e dal fango. Fino all’arrivo dei soccorsi che l’hanno liberata e riportata su, con enorme difficoltà. Sono passati oltre cinque anni da quella tragedia, Veronica nel frattempo si è sposata ed è diventata mamma, ma il dolore è ancora vivo. Il braccio e la mano, nonostante cinque interventi e un anno e mezzo di infortunio, non hanno ripreso la normale funzionalità. «Sì, la mia vita è cambiata», dice, rispondendo al suo avvocato, Fabio Diomedi. La giovane si è costituita parte civile, così come i familiari delle tre vittime – i parenti di Maria Loriga con gli avvocati Maurizio e Nicoletta Mani, quelli dei coniugi Fiore con l’avvocato Massimo Delogu – tutti presenti al processo che si è aperto ieri davanti al giudice monocratico Camilla Tesi.

Devono rispondere di omicidio colposo, quattro tecnici e dirigenti delle Province di Sassari e Olbia Tempio: Giuseppe Mela, in qualità di dirigente della viabilità nella Provincia di Sassari, difeso dall’avvocato Mario Ghezzo, Francesco Prunas, geometra istruttore tecnico alla Provincia Olbia Tempio, difeso dagli avvocati Aurora Masu e Mauro Muzzu, Pasquale Russo, dirigente della viabilità della Provincia Olbia Tempio, difeso dagli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu, e Graziano Sini, geometra istruttore tecnico alla Provincia di Olbia Tempio, difeso dagli avvocati Antonio Falchi e Costanzo Foddai. La Provincia, responsabile civile, è rappresentata dall’avvocato Agostinangelo Marras (sostituito ieri dalla collega Letizia Forma). Per l’accusa, il crollo sarebbe stato causato da condotte negligenti che riguardano sia le fasi di progettazione e realizzazione, che la manutenzione dell’opera.

A ricostruire i drammatici momenti dei soccorsi è stato il capo squadra dei vigili del fuoco di Tempio, Antonio Masone, intervenuto sul posto insieme ad altri quattro colleghi. «Ho visto davanti a me la strada crollata, c’era una voragine enorme, grande non meno di 30 metri – , ha detto rispondendo alle domande del pm, Ilaria Corbelli – Ci siamo calati con le funi e insieme ai poliziotti abbiamo estratto dalla macchina la ragazza che era ancora viva e l’abbiamo portata su con una scala. Abbiamo visto che c’era un’altra macchina, ma era completamente sommersa dall’acqua, spuntavano solo le ruote. Quando è calato il flusso dell’acqua abbiamo recuperato le salme. Siamo andati via alle 4 del mattino. C’è stato anche un secondo crollo della strada dietro le nostre macchine».

Sentito come teste anche un geologo dell’Arpas
di Sassari, consulente della Procura. Dalla sua relazione sono emerse carenze nella progettazione, come la mancanza, nel tratto crollato, di un muro di protezione sulla sinistra e lo stato di degrado del tubolare “schiacciato e con tratti corrosi”.

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