Sant'Antonio di Gallura, nuovi guai per l’impiegata infedele

Il pm chiede il rinvio a giudizio di Anna Piccinnu, ex dirigente del Comune

SANT’ANTONIO DI GALLURA. Non sono ancora finiti i guai per Anna Piccinnu, 60 anni, residente ad Olbia, l’impiegata infedele del comune di Sant’Antonio di Gallura, già condannata nel giugno 2017 per peculato. La donna, che ricopriva l’incarico di responsabile del servizio finanziario, era stata ritenuta colpevole di un ammanco nelle casse comunali di 36mila euro, somme che avrebbe indebitamente intascato nel corso degli anni, dal 2012 al 2016. Ora, nell’ambito della stessa inchiesta, la Procura di Tempio che ha condotto ulteriori accertamenti, contesta all’ex dirigente, con due procedimenti distinti, due nuove ipotesi di reato: peculato e truffa. I pm Ginevra Grilletti e Ilaria Corbelli hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio a carico della donna, difesa dall’avvocato Jacopo Merlini, mentre il Comune è rappresentato dall’avvocato Fabio Varone. L’udienza davanti al gup del tribunale di Tempio è fissata all’11 aprile.

Nuove pesanti accuse gravano sull’ex dirigente dell’ufficio finanziario. Che, stando alle contestazioni della Procura, avrebbe utilizzato soldi del Comune per estinguere debiti personali. Avrebbe emesso mandati di pagamento a carico dell’ente comunale in relazione a finanziamenti personali che avrebbero dovuti essere estinti tramite trattenuta sulla propria busta paga. Non effettuando le dovute trattenute, si sarebbe appropriata di oltre 7mila 800 euro del Comune, così come emerso dagli accertamenti eseguiti dai carabinieri di Calangianus (fatti commessi dal luglio 2014 al giugno 2016). Ma oltre al peculato, la Procura contesta alla funzionaria anche il reato di truffa. Secondo le accuse, avrebbe emesso mandati di pagamento giustificandoli con delibere di spesa inesistenti o non inerenti all’oggetto del mandato, o con importi diversi da quelli della delibera di spesa e intascando le somme relative ai mandati di pagamento. La presunta truffa ai danni delle casse comunali ammonterebbe a oltre 140mila euro (fatti commessi dal 2012 al 2016).

Anna Piccinnu era stata condannata nel 2017 a due anni e otto mesi di reclusione con rito abbreviato. L’inchiesta della magistratura venne avviata alla fine del
2015 dopo che alcuni dipendenti del Comune rilevarono delle anomalie nel bilancio del piccolo comune gallurese. Nel luglio 2016 scattarono i domiciliari. Un fulmine a ciel sereno a Sant’Antonio di Gallura, dove era considerata un funzionario modello. Ora, le nuove accuse della Procura.

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