Precariato nella scuola record negativo in Gallura

I sindacati alzano la voce e chiedono la stabilizzazione di docenti e personale Ata Tante emergenze da risolvere: troppi reggenti e pochi insegnanti di sostegno 

OLBIA. La Gallura è il territorio dell’isola con il maggior numero di precari nel comparto della scuola, sia per quanto riguarda i docenti che il personale Ata. Di più. Nella provincia di Sassari, il 70% dei posti occupati dai precari si registra in questo territorio. Una base storica del precariato, insomma, che si vuole cancellare con una parola d’ordine, ripetuta più volte dai sindacati: stabilizzazione. E’ stato questo uno dei punti affrontati in una conferenza (che ha anticipato un’affollata assemblea) tenuta nella sede della ex provincia da Flc-Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Rua. Ed ecco i motivi di questo record in negativo. «Innanzitutto - hanno spiegato Francesca Sardo della FlC Cgil, Rosa Casto per la Cisl Scuola e Federico Fadda per la Uil Scuola Rua - la Gallura ha meno docenti stanziali rispetto ad altre realtà. Vuol dire che i “nostri” insegnanti sono soprattutto pendolari. Lavoratori, insomma, che appena possono chiedono il trasferimento vicino a dove vivono, mentre qui nello stesso tempo crescono i posti vacanti. La stabilizzazione viene sollecitata proprio per questa ragione: per consentire ai docenti di nuova nomina di rimanere in Gallura per almeno tre anni, in modo che si garantisca anche una continuità scolastica. Importante però sottolineare che la scuola, senza i precari, non avrebbe potuto funzionare e così chiediamo di far partire le stabilizzazioni da settembre».

Le reggenze. Un’altra emergenza sollevata dai sindacalisti è stata quella delle reggenze. «Troppi i casi in Gallura. Su 33 autonomie scolastiche complessive (in questo numero, ovviamente, ci sono molti istituti comprensivi), 11 non hanno dirigente. Significa che i 12 che restano devono occuparsi contemporaneamente di più scuole anche a molti chilometri di distanza l’una dall’altra. Ma non sono solo i dirigenti a essere insufficienti. Nel nostro territorio non ci sono segretari. E al loro posto, spesso, c’è solo personale incaricato».

Il caso La Maddalena. Ricordato il “caso La Maddalena”. «All’inizio dell’anno scolastico attualmente in corso - hanno aggiunto i sindacalisti -, l’istituto comprensivo della Maddalena (che in questo momento ha un reggente: se ne occupa il dirigente scolastico di Palau) non aveva il dirigente, non aveva il segretario e non aveva nemmeno i 4 assistenti amministrativi: tutti andati in pensione. Si è partiti quindi con una scuola “vuota” dal punto di vista dirigenziale e amministrativo, senza dimenticare che si tratta anche di una sede disagiata: sono in molti a rifiutarla»..

Autonomia differenziata. Da parte dei sindacati, è arrivato poi il secco no all’autonomia differenziata o regionalizzazione, proposta da tre regioni del nord Italia «perché secondo noi la scuola nel nostro Paese deve rimanere quella della Costituzione, libera, laica e uguale dalle Alpi alla Sicilia».

Insegnanti di sostegno. E’ un’altra delle situazioni da risolvere. «Ci sono pochi insegnanti di sostegno, ma quel che è assurdo - come è stato sottolineato - è che coloro che devono fare il corso di preparazione per un anno pagano una retta che va ben oltre quella delle tasse universitarie: più di 3500 euro».

I segretari generali. Sono intervenuti anche i segretari generali della Cgil (Luisa Di Lorenzo) e della Cisl (Mirko Idili). «Questa nostra presa di posizione, che coincide con la mobilitazione indetta a livello nazionale, vuole essere una occasione ulteriore per rivendicare l’ente intermedio per il territorio, Se avessimo ancora la Provincia - ha detto la Di Lorenzo - avremmo
avuto una forza maggiore e ottenuto risposte certe». Mirko Idili ha parlato della necessita di «portare avanti un ragionamento che metta insieme l’intero sistema scolastico. Si potrà così programmare un’offerta formativa territoriale salvaguardando nello stesso tempo i posti di lavoro».

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