Casa sventrata a Santa Teresa a processo per disastro colposo

Il muro di confine tra l’abitazione e il cantiere attiguo era crollato mentre erano in corso dei lavori  Rinviate a giudizio le imprese che stavano eseguendo interventi di demolizione e ristrutturazione

SANTA TERESA. La parete della casa era venuta giù intorno alle 18, sventrando l’abitazione di Antonia Francesca Columbano. Il crollo del muro di confine sarebbe stato provocato dai lavori del cantiere edile adiacente, dove erano in corso dei lavori di demolizione e ristrutturazione di un vecchio albergo. La società Rena Bianca srl stava trasformando il vecchio immobile tra via Sonnino e via Del Mare in un complesso residenziale. Appartamenti al posto delle stanze di hotel. Operazione regolarmente autorizzata dal Comune. Ma il 14 maggio 2014, la muratura di confine tra la proprietà della Columbano e quella della società Rena Bianca, aveva ceduto. In cinque sono stati chiamati dalla Procura di Tempio a rispondere del crollo: Michele Chiesa amministratore e legale rappresentante della società costruttrice Rena Bianca e il direttore dei lavori Giulio Maria Gramegna, entrambi difesi dall’avvocato Paolo Orecchioni, Maurizio Fratta e Domenico Molino, titolari di due imprese che avevano appaltato e subappaltato i lavori, entrambi difesi dall’avvocato Tomaso Casula, e l’escavatorista Sebastiano Muzzeddu, difeso dall’avvocato Fabio Diomedi. Ieri il gup del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi li ha rinviati tutti a giudizio con l’accusa di disastro colposo. Dovranno difendersi nel corso di un processo. Nell’udienza preliminare le difese hanno sollecitato per i loro assistiti sentenza di non luogo a procedere mentre il pm e l’avvocato di parte civile – il marito e la figlia di Francesca Columbano (l’anziana donna nel frattempo è morta) sono assistiti dall’avvocato Pietro Diaz – hanno insistito per il rinvio a giudizio degli imputati. Secondo la Procura, in cooperazione tra loro e ognuno per le proprie competenze,
avrebbero provocato il crollo del muro di confine tra la casa e il cantiere, innescato dallo smottamento del terreno sottostante la fondazione in seguito agli scavi in corso. Ciò avrebbe provocato il distacco della parete larga una decina di metri e per tutta l’altezza del fabbricato.

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