Muore dopo il trapianto: la figlia chiede giustizia

Arzachena, Stefania Casu racconta la tragedia della madre in ospedale a Siena «Non c’è stata assistenza». Inchiesta della Procura, sarebbero indagati 3 medici

ARZACHENA. Non si dà pace. E chiede giustizia. Il suo cuore è dilaniato dal dolore. La sua mente, a distanza di quasi due mesi, è ancora lì. In quell’ospedale di Siena, dove la madre Giacomina Columbano era stata sottoposta a un trapianto di rene. E dove, pochi giorni dopo, è morta.

A ricordare la tragedia, a rivivere i momenti del dopo-intervento, e a parlare di «un’assistenza che non c’è stata» è la figlia Stefania Casu, di Arzachena. Rimasta sempre al fianco della mamma. Sino al suo ultimo respiro.

Giovannina Columbano si è spenta al Policlinico Santa Maria alle Scotte il 26 gennaio scorso. Lo stesso giorno Stefania Casu è corsa dai carabinieri, ha presentato un esposto denuncia e la Procura ha aperto un’inchiesta: è stata fatta un’autopsia, risulterebbero indagati tre medici e alla fine di marzo arriveranno i risultati di una nuova perizia richiesta dalla magistratura per acquisire ulteriori elementi. Stefania Casu aspetta. Vuole che venga fatta chiarezza «e se si accerterà che qualcuno ha sbagliato, allora dovrà pagare».

La giovane dice subito che anche se la mamma fosse stata ancora viva, avrebbe comunque denunciato. «So bene come funziona un reparto di trapiantologia - racconta Stefania Casu -, perché mia madre aveva già subito un trapianto di fegato nel 2012, a Pisa. E lì era sempre disponibile un medico, 24 ore su 24. Cosa che invece non è accaduta a Siena. Mia madre è stata sottoposta all’intervento per il trapianto del rene mercoledì 16 gennaio alle Scotte. Quando è uscita dalla sala operatoria, mi hanno detto che l’intervento era riuscito. Ma in realtà mia madre, da quel momento, non è mai stata bene. Dopo due giorni continuava a non migliorare, mentre mi sono subito resa conto che in quelle 48 ore era stata visitata soltanto una volta. La sera del venerdì, un improvviso peggioramento: un calo di pressione. Le infermiere hanno cominciato ad allarmarsi e hanno chiamato il medico che doveva essere reperibile. A una prima telefonata, non ha risposto nessuno. Allora hanno cercato di contattare un altro medico, quindi un terzo. Nessuno si è presentato. Di corsa, è arrivato uno specialista da un altro reparto che ha fatto veramente tutto il possibile per riuscire a far risalire la pressione. Chiedendo poi ripetutamente di trovare subito uno dei chirurghi che aveva operato mia madre. Inutile. Allora è stato chiesto l’intervento dei rianimatori, perché non si poteva perdere altro tempo. Ed erano passate già molte ore. Alle tre e mezzo del mattino di sabato ho visto improvvisamente spuntare un medico del reparto di trapiantologia. Le sue parole? “Non è niente di grave”. Accanto a lui, però, c’era anche una specialista della rianimazione. Il suo parere era completamente diverso».

Alle 10 del mattino i medici del reparto in cui Giacomina Columbano era stata ricoverata e operata hanno fatto sapere alla figlia «che la situazione era molto grave. Per una setticemia acuta. Mia madre è morta due giorni dopo, il 21 gennaio 2019, a 66 anni».

Dall’ospedale, Stefania Casu ha trovato la forza per andare dai carabinieri. «Non sarei mai rimasta ferma. Ho presentato un esposto-denuncia e mi sono immediatamente
rivolta a un legale».

Giacomina Columbano era molto conosciuta, ad Arzachena. La sua famiglia, che opera nel commercio, ha un negozio storico di abbigliamento al Corso. Ci lavora Stefania, con il dolore fisso al cuore. Ma con una certezza: «Ottenere giustizia per mia madre».

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