Sequestrata una discarica abusiva denunciato imprenditore olbiese

Operazione della guardia di finanza su un terreno privato di 2mila metri quadrati vicino a Porto Cervo: cinque barche in vetroresina dismesse, 15 pontili galleggianti, 2 roulotte e batterie per auto esauste

ARZACHENA. Per un vizio di procedura il Tar annulla i provvedimenti amministrativi di nomina del dirigente finanziario. Accoglie il ricorso di Gianluca Cocco, uno dei partecipanti alla selezione pubblica, e condanna il Comune di Arzachena a pagare un risarcimento di 2mila euro. Con la pronuncia dei giudici amministrativi nel merito del ricorso, si chiude così una vicenda iniziata 10 mesi fa. La sedia dirigenziale ora è vuota. Il Comune deve riformulare un altro bando.

Dirigenza vacante. Nominato per un anno al vertice finanziario dell'ente locale, il vincitore della selezione Francesco De Luca ha fatto le valigie. «Lo ringraziamo per il puntuale lavoro svolto - dichiara il sindaco Roberto Ragnedda -. Ribadiamo piena fiducia nel nostro apparato tecnico, è stato commesso un errore nella stesura del bando. I concorsi sono atti gestionali. Prendiamo atto della sentenza del Tar».

Nessuna paralisi. In attesa di assegnare un nuovo incarico, si ipotizzano un paio di mesi, sarà quasi sicuramente nominato un dirigente ad interim del settore finanziario. Nessun rischio paralisi della vita amministrativa: «Si riparte subito con un altro bando di selezione», assicura il sindaco.

Terzo round. Nella sentenza di merito i giudici evidenziano che «l'amministrazione dovrà disporre in modo legittimo la copertura del posto vacante, tramite una selezione rispettosa del principio di pubblicità delle prove orali». In sostanza, il Tar conferma l'ordinanza cautelare del 26 ottobre, con la quale aveva sospeso i provvedimenti impugnati: la determinazione di nomina della commissione d'esame per la copertura di un un posto a tempo determinato del dirigente. I due verbali del 28 maggio 2018 relativi sia alla riunione preliminare, con la determinazione dei criteri e valutazione titoli, sia alla prova del colloquio e stesura della graduatoria finale. Oltre alla determinazione del 30 maggio di approvazione definitiva, che era stata pubblicata all'albo pretorio il 14 giugno. Nel secondo round della guerra dei ricorsi, il Consiglio di Stato aveva dato ragione al Comune, che aveva impugnato l'ordinanza cautelare del Tar. «Sussistono i presupposti per disporre la sospensione invocata dall’appellante – era riportato nelle motivazioni dell’ordinanza –, attese le conseguenze particolarmente pregiudizievoli che deriverebbero dall’esecuzione dell’ordinanza impugnata».

La storia. Alla base del ricorso un vizio di procedura del bando. Dalla decisione della commissione di formulare le stesse domande a tutti i candidati, cioè un identico quesito per ciascuna delle 5 materie di prova. Al metodo “a porte chiuse” per le prove orali, al fine di evitare posizioni di vantaggio. Ma è proprio la procedura “a porte chiuse” a non aver garantito per i giudici amministrativi il concetto della pubblicità della seduta.

Come evidenziato nella sentenza: «Deve estendersi
a tutti i soggetti che hanno un reale interesse ad assistere alle prove, soprattutto i partecipanti alla selezione. Per permettere la verifica (di persona) del corretto svolgimento della selezione nel rispetto delle basilari regole di trasparenza, imparzialità e buon andamento».

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