Massacrata nello stazzo la Procura: due a giudizio

L’8 maggio davanti al gup i due marocchini accusati di omicidio aggravato Zeneb Badir era morta in ospedale il giorno dopo il pestaggio a Baia Sardinia 

OLBIA. Massacrata di botte nello stazzo degli orrori a Baia Sardinia e poi morta dopo un giorno di agonia in un letto d’ospedale, a Olbia. Conclusa l’inchiesta sulla tragica morte di Zeneb Badir, cameriera marocchina di 34 anni, la Procura di Tempio ha chiesto il rinvio a giudizio di due connazionali della giovane, Jalal Hassissou, 40 anni, manutentore, residente ad Arzachena, e Soufyane El Khedar, 36 anni, residente a Bonorva, aiuto cuoco stagionale a Porto Cervo. Entrambi, accusati di omicidio aggravato per futili motivi, sono in carcere dallo scorso luglio. L’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Tempio si svolgerà l’8 maggio. Jalal Hassissou è difeso dall’avvocato Cristina Cherchi, Soufyane El Khedar (che ha sempre sostenuto di non aver partecipato al massacro) è assistito dall’avvocato Agostinangelo Marras.

Il delitto risale al 23 luglio 2018. Secondo la Procura di Tempio, la donna era stata massacrata di botte per ore nello “Stazzu calcinaiu” di Baia Sardinia, presa a calci e pugni in volto ripetutamente, afferrata per i capelli e sbattuta violentemente contro il water e il lavandino del bagno. Tutti, carnefici e vittima, sotto gli effetti della cocaina. Zeneb Badir era morta all’ospedale di Olbia il 24 luglio, il giorno successivo al pestaggio, dopo essere entrata in coma irreversibile. A causare il decesso le profonde lesioni alla testa, sbattuta contro water e lavandino, che avevano provocato un’emorragia cerebrale. Una fine atroce, arrivata dopo ore di agonia. Erano stati gli stessi presunti aguzzini a portarla alla guardia medica di Arzachena, raccontando però che la donna era caduta. Le indagini coordinate dal procuratore Gregorio Capasso e condotte dai carabinieri di Olbia e di Arzachena, al comando del colonnello Alberto Cicognani, erano scattate dopo la segnalazione del pronto soccorso, dove la donna era stata trasportata d’urgenza da una ambulanza del 118 che l’aveva prelevata dalla guardia medica di Arzachena. Lì era stata portata in auto, ormai in fin di vita, dai due amici. Jalal Hassissou e Soufyane El Khedar ai medici e ai carabinieri avevano raccontato che Zeneb si era fatta male in seguito a una caduta accidentale.
Una versione che non aveva convinto i militari. A quel punto i carabinieri avevano messo sotto torchio i due marocchini, sequestrato l’auto, perquisito le loro abitazioni e lo “stazzo degli orrori” dove erano ancora ben visibili i segni della violenza.

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