Spargi, restyling dei ruderi: per il Tar il no è illegittimo

La Maddalena, Il piano della società proprietaria dell’isola bocciato dalla Regione. I giudici: il diniego non poteva essere dato senza sentire prima il parere del Parco

LA MADDALENA. Tutto da rifare. Il Tar ha accolto il ricorso della Spargi srl contro la Regione, perché nel 2015, senza attendere il parere obbligatorio del Parco, aveva bocciato la richiesta di ristrutturazione e ampliamento di alcuni fabbricati nell’isola. I giudici hanno annullato i provvedimenti impugnati dalla società, proprietaria di oltre 280 dei complessivi 420 ettari dell'isola di Spargi e di alcuni piccoli fabbricati in precarie condizioni di manutenzione. Furono realizzati per un uso agropastorale e in parte durante la seconda guerra mondiale.

La società nel 2014 aveva chiesto al Comune il rilascio di un’autorizzazione edilizia per ristrutturare e ampliare i fabbricati. Finalità turistica ma non meglio specificata. Un progetto che rimanda indietro nel tempo al piano presentato dal milionario Michael Harte ai tempi del tentativo di acquisizione di Budelli. Ristrutturazioni che in realtà facevano pensare a un albergo diffuso. L’area interessata è compresa nel Parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena, all’interno del sito di importanza comunitaria (Sic) e nella Zps (Zona di protezione speciale). È pertanto indispensabile una valutazione di incidenza ambientale dell’intervento, che la Spargi srl ha chiesto nel 2015 al Savi (Servizio sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali) regionale, indicando «il contenuto impatto ambientale dei lavori proposti», come descritto nella relazione tecnica allegata all'istanza. «Nel corso dell'istruttoria, l’ente Parco, interpellato il 14 gennaio 2015 dalla Regione, aveva chiesto alcune integrazioni dei documenti – evidenziano i giudici amministrativi –. Ma il Savi, senza attendere il richiesto parere dell’ente, il 13 aprile, aveva preannunciato un giudizio negativo, rilevando alcune criticità, relative, tra l'altro, alla destinazione turistico-produttiva dei fabbricati da realizzare».

L’amministrazione regionale giudicando non compatibile l'opera con gli scopi di conservazione e tutela dell’area, fra le osservazioni a sostegno della sua decisione, evidenziava che «l'intervento di riqualificazione turistica di alcuni degli edifici (ruderi) nell'isola di gran pregio naturalistico sono circondati da habitat di interesse comunitario, in cui si riproducono molte specie faunistiche». Un parere illegittimo per la società ricorrente, anche per la violazione del principio di leale collaborazione tra gli enti. Il Tar sottolinea che la valutazione
di incidenza di piani o interventi relativi a siti di importanza comunitaria e zps ricadenti in un’area protetta nazionale è effettuata sentito l’ente di gestione. «Il parere del Parco è inequivocabilmente un parere obbligatorio perché imposto dalla legge», scrivono i giudici.

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