Allevamenti di cozze liberi dalla plastica

Allarme inquinamento, la svolta ambientalista del Consorzio dei molluschicoltori: via le retine utilizzate negli stabulari

OLBIA. La mitilicoltura diventa plastic free. Le retine colorate utilizzate dai produttori di cozze hanno vita breve. Il Consorzio dei molluschicoltori si prepara infatti a eliminare la plastica dal golfo olbiese e per centrare l’obiettivo metterà in campo una serie di progetti mirati. Perché basta fare una passeggiata lungo le spiagge del golfo interno per rendersi conto che le retine di plastica rappresentano sempre più un danno per l’ambiente. «Noi non buttiamo le retine in mare, ma le portiamo in discarica per lo smaltimento – spiega Raffaele Bigi, il presidente del Consorzio dei molluschicoltori -. Però subiamo ancora molti furti e purtroppo chi ruba le nostre cozze getta anche le retine in acqua».

Lotta alla plastica. Sono sempre più numerosi i sindaci che stanno vietando l’utilizzo delle plastiche monouso nelle spiagge. Ma anche il Consorzio dei molluschiocoltori di Olbia vuole fare la sua importante parte. Nel mirino ci finiscono le reti di plastica utilizzate per la produzione delle cozze, delle quali sono pieni i fondali e la linea di costa. Le strategie sono tre. Già dalla prossima stagione produttiva le coop consorziate potranno per esempio utilizzare le retine biodegradabili. Nel frattempo il Consorzio sposerà un progetto dell’Enea, l’ente pubblico di ricerca che opera anche nel settore della salvaguardia ambientale, realizzato per conto dell’Associazione mediterranea acquacoltori. Un progetto, finanziato dal Ministero delle Politiche agricole, che si basa un processo innovativo per il trattamento e il riciclo del polipropilene che permette di trasformare le retine in nuovi oggetti o di reinserirle nell'ambito della filiera produttiva, evitando quindi lo smaltimento in discarica, con conseguente riduzione dell'impatto ambientale e risparmi su tempi e costi di produzione. Infine, si sta studiando un metodo che consentirà ai produttori il riutilizzo delle retine.

La sfida dei produttori. In Italia, secondo i dati forniti dall’Associazione mediterranea acquacoltori, per produrre un chilo di cozze si utilizzano fino a un metro e mezzo lineare di rete. Dunque, con 80mila tonnellate di cozze vendute ogni anno vengono impiegati ben 120mila chilometri di retine. Tre volte la circonferenza del pianeta. «Noi crediamo molto in questa sfida – commenta Raffaele Bigi, il presidente del Consorzio -. Le strategie che seguiremo sono diverse, ma non alternative tra loro. L’importante sarà eliminare la plastica dal mare».

Ladri di cozze. Le cooperative del golfo continuano a finire nel mirino dei ladri di molluschi. Un fenomeno che crea danni economici ai produttori ma anche all’ambiente, visto che gli autori dei furti abbandonano direttamente in mare le retine utilizzate per contenere le cozze. «Complessivamente, durante ogni stagione produttiva vengono rubati non meno di 100 quintali di merce – spiega Raffele Bigi -. Facendo una media, in acqua finiscono circa 4mila pezzi all’anno. Ma considerando che i ladri il più delle volte tagliano e strappano le retine, i pezzi possono anche diventare 10mila».

Consorzio al lavoro. Nel frattempo il Consorzio dei molluschicoltori è al lavoro per promuovere sempre più i sei prodotti del golfo: cozze, arselle, ostriche, bocconi, canolicchi e tartufi. Al momento i consorziati hanno avviato l’iter per ottenere il Marchio collettivo, che consente l’indicazione geografica. Inoltre il Consorzio
presieduto da Raffaele Bigi sta puntando molto anche sulla comunicazione. Pochi giorni fa è stato presentato il logo ufficiale e un sito internet ricco di informazioni. Tra gli altri obiettivi anche la realizzazione di un sistema di autocontrollo per monitorare la salute delle acque.

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