L’arresto di Sultan Khan il difensore: è illegittimo

Tamponi annuncia ricorso al Riesame contro l’ordinanza della Corte d’assise «Non vuole fuggire: ha comprato un negozio e vuole far venire i figli qui d’estate»

OLBIA. «Siamo allibiti per questo arresto. Che Sultan Wali Khan non avesse nessuna intenzione di fuggire, lo dimostrano diversi fatti, a cominciare dal recente acquisto di un negozio qui, in città». A colloquio per quattro ore col suo cliente, dall’altro ieri nuovamente in carcere, a Nuchis, per decisione della Corte d’Assise di Sassari, l’avvocato Luca Tamponi, difensore di Sultan Khan e di Imitias Khan, si dice amareggiato per il ripristino della misura della custodia cautelare in carcere dei due pakistani. Il provvedimento dei giudici – che accoglie la richiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, Danilo Tronci – è arrivato a un mese esatto dalla sentenza di assoluzione per i due pakistani dall’accusa di far parte di una cellula terroristica che aveva posto la propria base in Gallura, e dalla condanna rispettivamente a 10 e 8 anni per immigrazione clandestina. Per la Corte d’Assise esiste il pericolo di fuga. Dall’istruttoria dibattimentale, così si legge nell’ordinanza, era emerso come gli imputati avessero una serie di contatti in patria e all’estero, tali da consentire loro un agevole allontanamento dall’Italia, sottraendosi così alla giustizia italiana. Ad alimentare il pericolo di fuga, sarebbe anche «la circostanza che Sultan abbia richiesto la restituzione dei passaporti, dichiarando espressamente di volersi recare all’estero per motivi di lavoro.

«Lascia allibiti come semplici ipotesi di contatti internazionali siano stati sufficienti a mandarli in carcere– commenta l’avvocato Tamponi – Ipotesi formulate dallo stesso pm che li aveva accusati di essere dei terroristi e di aver organizzato stragi in Pakistan, accuse che si sono sgretolate nel processo, dove sono stati assolti perché il fatto non sussiste. L’ordinanza, tra l’altro, appare contradditoria perché dice che, attraverso questi contatti internazionali, avrebbero potuto acquisire documenti falsi. Se è così, allora, perché andare in commissariato a richiedere i passaporti per fuggire se avrebbero potuto averli in altro modo? Ritengo questa misura illegittima perché mancano i presupposti concreti e attuali propri del pericolo di fuga – prosegue l’avvocato Tamponi, che annuncia ricorso al Riesame –. Sultan non vuole fuggire. E lo dimostrano diversi fatti: ha da poco acquistato un negozio, in via San Simplicio, aveva chiesto i passaporti
per lui ma anche per i figli, nati in Italia, perché voleva farli venire ad Olbia, a luglio e ad agosto. Tanto è vero che stava già trattando per l’affitto di una casa dove ospitarli. E, poi, vuole fare l’appello per la condanna per l’immigrazione clandestina. Lui vuole difendersi qui».

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