Olbia, fa cadere la maestra: a processo i genitori di un bimbo autistico

Non hanno accettato la remissione della querela della docente. «Vogliamo essere assolti dall’accusa di essere cattivi genitori»

OLBIA. «L’umiliazione e il dolore più grande che io e mio marito abbiamo subìto, è essere accusati di non aver educato come si deve nostro figlio. È un’accusa insopportabile da cui vogliamo essere assolti». Maria (nome di fantasia) è la mamma di un bambino autistico. Lei e suo marito sono finiti a processo davanti al giudice di pace di Olbia con l’accusa di lesioni colpose. Nel 2014, il loro figlio, che all’epoca dei fatti aveva 8 anni e frequentava la terza elementare in una scuola di Olbia, aveva fatto cadere la maestra che cercava di trattenerlo mentre lui correva per l’aula. E l’insegnante (a cui i medici avevano assegnato 15 giorni di cure), li aveva denunciati. Nel capo d’imputazione si contestava ai genitori di «non aver impartito al figlio la dovuta educazione al fine di contenere i comportamenti aggressivi verso se stesso e verso gli altri alunni e insegnanti».

A distanza di quattro anni dall’inizio del processo, la maestra ha deciso di ritirare la querela. Tutto insomma, poteva finire lì. Invece, la vicenda giudiziaria ha preso un’insolita piega: gli imputati non hanno accettato la remissione della querela. Al giudice di pace Pietro Denti, nell’ultima udienza di qualche giorno fa, hanno detto di voler essere processati. «Siamo stati accusati di non essere dei buoni genitori e vogliamo dimostrare il contrario. Fin dai primi segnali del disagio di mio figlio, io e mio marito abbiamo fatto di tutto per poterlo aiutare. Essere accusati di non avergli impartito la dovuta educazione, ci ha ferito e amareggiato profondamente. Vogliamo essere assolti», ha detto la mamma in aula.

Cosa sia accaduto precisamente quel giorno del 2014 in classe, non è stato ancora accertato. Di sicuro la maestra è caduta. Secondo l’accusa, dopo essere stata colpita con un calcio e spinta dall’alunno. Quando successe il fatto, la condizione del bambino, affetto da “disturbo dello spettro autistico” non era ancora certificata, ma era in fase di diagnosi. «Mancava la certificazione ufficiale, ma la maestra sapeva che c’erano accertamenti in corso – spiega il difensore dei genitori, l’avvocato Giampaolo Murrighile – La scuola era al corrente dei problemi del bambino. Nonostante ciò, all’apertura del processo, la maestra si era costituita parte civile. Cosa che mi aveva sorpreso e amareggiato, perché aggiungeva altro dolore al dolore di una famiglia. Il comportamento del bambino non era certo dovuto alla mancata educazione da parte dei genitori ma era l’effetto del disturbo di cui soffre». Con in mano la certificazione medica, il difensore aveva presentato al giudice un’eccezione preliminare chiedendo il proscioglimento per i suoi assistiti. Il giudice aveva disposto la nomina di un consulente che accertasse che il bambino fosse effettivamente autistico. Perizia che, poi, non è stata eseguita perché la maestra ha ritirato la querela. «Ma i miei assistiti ora vogliono andare fino in fondo, vogliono dimostrare di essere dei buoni genitori», spiega l’avvocato Murrighile. Nell’udienza di qualche
giorno fa, il giudice ha sospeso l’attività peritale e incaricato la difesa di produrre le certificazioni mediche aggiornate che dovranno essere depositate entro ottobre. Nella prossima udienza fissata a novembre, dovrà decidere se emettere sentenza o sentire la maestra.



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