Dipendenti comunali in agitazione

Il coordinatore Uil Fpl: «L’ente paghi gli aumenti orizzontali come dice la legge»

OLBIA. I dipendenti comunali verso lo stato di agitazione. Ad annunciare la decisione della categoria la Uil Fpl. Sotto accusa la riduzione delle progressioni orizzontali che spettano per legge ai lavoratori e che il Comune non garantisce. Le motivazioni, secondo il sindacato, sono da ricercare nell’organizzazione della struttura. «Ci sono 9 dirigenti e ben 28 figure con delega dirigenziale – spiega il coordinatore territoriale Uil Fpl Francesco Testoni –. Una struttura da tempo spropositata per le dimensioni del Comune di Olbia. Un dato significativo. Nel bilancio dell’ente queste assegnazioni gravano per oltre 300 mila euro contro i 268 mila destinati alla produttività collettiva che riguarda la complessità del personale». Il sindacato fa poi un esempio pratico. «Il comune di Cagliari con circa 1.500 dipendenti, cinque volte Olbia, ha previsto 45 figure in posizioni organizzative a fronte di 20 dirigenti, per una spesa totale di 402 mila euro. È evidente la sproporzione e l’improprio utilizzo dell’istituto». La Uil Fpl ha chiesto da tempo un intervento perché questi costi non consentono all’ente di pagare le progressioni economiche orizzontali bloccate da oltre 10 anni e previste dalla legge. «Le esigue somme destinate alle progressioni non sono assolutamente sufficienti – aggiunge Testoni –. Il malcontento generale è sfociato in un referendum consultivo. Oltre il 90% del personale si è espresso a favore di azioni di protesta come l’adesione allo stato di agitazione proposto dalle parti sindacali. A seguito dell’esito del referendum abbiamo ottenuto un formale incontro con il sindaco che ha chiesto collaborazione per arrivare a soluzioni il più possibile condivise». Ma gli impegni non si sono tradotti in provvedimenti pratici.
«Siamo rimasti delusi – conclude il sindacalista –. Le delibere di riorganizzazione dell’ente non tengono minimamente conto di nessuna proposta fatta da noi e sanciscono un mantenimento dello stato dell’arte improponibile rispetto ai cambiamenti normativi». (se.lu.)



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