Incendio nella discarica, tre indagati

Sotto accusa il presidente e due funzionari del Cipnes. Il rogo causato dai razzi usati nelle barche e smaltiti tra i rifiuti

OLBIA. Il Cipnes e la discarica di Spiritu Santu finiscono ancora nel mirino della Procura. Mentre è ancora aperta l’inchiesta sul presunto traffico di rifiuti pericolosi dalla Campania (recentemente è stata chiesta al gip una proroga delle indagini), un avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato dai carabinieri del Noe ai vertici del Consorzio industriale per il vasto incendio che un anno fa danneggiò pesantemente l’impianto di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Il procuratore Gregorio Capasso ha chiuso le indagini. Tre gli indagati: il presidente del consiglio di amministrazione Mario Gattu, il dirigente responsabile del settore igiene ambientale Giovanni Maurelli e il responsabile operativo Salvatore Azzena.

I tre sono ritenuti responsabili dell’incendio che il 1 agosto 2018 si sviluppò nell’area esterna dell’impianto consortile in cui erano stipate le ecoballe di indifferenziata e nel capannone adibito alle lavorazioni e allo stoccaggio dei rifiuti. Per la Procura non avrebbero selezionato adeguatamente i rifiuti in ingresso nell’impianto prima di essere stoccati nella piattaforma dove si sviluppò l’incendio, che fu innescato da alcuni razzi da segnalazione. Ai vertici del Cipnes viene contestato anche di non aver rispettato le prescrizioni dell’ Aia (autorizzazione integrata ambientale) e di aver stoccato un ingente quantitativo di ecoballe compresse di carta e cartone nella zona antistante il capannone destinata alla movimentazione dei carichi anziché nell’area coperta autorizzata.

Infine, di non aver reso sicuro il capannone in struttura metallica che era a servizio dell’impianto, realizzato in difformità rispetto alla concessione edilizia, non resistente a condizioni di riscaldamento e privo di un adeguato sistema di ventilazione.

L’incendio nella discarica di Spiritu Santu tenne col fiato sospeso per quasi 24 ore Olbia e Loiri Porto San Paolo. Per fronteggiare le fiamme, alte anche cinque metri, si mobilitarono i vigili del fuoco di Olbia, Sassari e Tempio, gli uomini della forestale, della protezione civile e della polizia locale, un elicottero e tre canadair. Le fiamme partite dall’area di stoccaggio in cui erano stipate le ecoballe di indifferenziata si estesero per alcune centinaia di metri, raggiungendo anche il capannone. Fu una lunga notte di fuoco.

La certezza sulla causa del rogo arrivò il giorno dopo. A innescarlo, alcuni razzi di soccorso, di quelli a pistola che vengono sparati dalle barche entro tre
miglia dalla costa. Un ritrovamento non isolato. Anche un mese prima, si era verificato, fortunatamente senza conseguenze, il ritrovamento nella raccolta differenziata di alcuni razzi di soccorso contenuti in una scatola di scarpe. L’episodio era stato denunciato alla Procura di Tempio.

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