Fiumi di droga dall’Albania così veniva gestito il traffico

A capo della presunta organizzazione criminale c’era l’albanese Ramazan Malo  Oggi l’interrogatorio della sua compagna. Sedici in tutto gli indagati, 6 gli arresti  

OLBIA. Ognuno aveva ruoli e compiti ben precisi. C’era un nucleo centrale con a capo Ramazan Malo, 54 anni, albanese, residente ad Olbia, raccordo tra l’Albania e la Gallura, che si occupava di far arrivare lo stupefacente nell’isola. E poi c’erano diversi personaggi locali che si erano messi a disposizione dell’organizzazione, provvedendo a trasportare in più occasioni la droga e a piazzarlo nel mercato gallurese, con destinazione giovanissimi, anche in età scolare, e gli ambienti della movida smeraldina. Così, attraverso una fitta rete organizzata, fiumi di cocaina, eroina e marijuana arrivavano in Gallura. È quanto emerge dall’attività investigativa condotta prevalentemente attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e servizi di osservazione, controllo e pedinamento portata avanti dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Cagliari, che sabato scorso ha portato all’arresto di sei persone in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Cagliari: quattro sono finiti in carcere e due ai domiciliari, mentre per altri due, di origini albanesi, Skender Jusufi ed Ervis Kapedani, fuggiti all’estero, è stato spiccato un ordine di cattura internazionale. Sedici in tutto gli indagati: per otto di loro non è stata emessa nessuna misura cautelare.

L’arresto con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti è scattato per Ramazan Malo, Giovanni Biosa, 45enne, olbiese, entrambi difesi dall’avvocato Giampaolo Murrighile, Stefano Pinna, 29enne di Ozieri, difeso dagli avvocati Gianni Falchi e Antonello Desini, raggiunto dal provvedimento nel carcere di Bancali, Omar Ndiaye, di 41 anni, senegalese, arrestato a Sassari, difeso dai legali Cristina e Abele Cherchi. Ai domiciliari sono finite Loreta Asara, olbiese di 43 anni, compagna di Malo, anche lei difesa dall’avvocato Giampaolo Murrughile, e Ioana Alexandra Todeci, romena di 33 anni, compagna di Kapedani, per la quale l’ordine di custodia cautelare ai domiciliari è stata eseguita ad Argenta, in provincia di Ferrara. Questa mattina nel tribunale di Tempio si terrà l’interrogatorio di Loreta Asara.

Dall’inchiesta emerge che il personaggio di spicco è Ramazan Malo, ritenuto dagli investigatori a capo del nucleo centrale di cui facevano parte anche i due ricercati, Skender Jusufi ed Ervis Kapedani. Era Malo, secondo le contestazioni della Dda, a dirigere e coordinare l’attività del sodalizio che si occupava di acquistare e importare dall’Albania la droga. All’interno dell’associazione ricoprivano un ruolo attivo sia la compagna di Malo che di Kapedani, le quali, stando alle accuse, aiutavano i due nelle operazioni di compravendita della droga, e in quelle relative al trasporto, tenendo i contatti con gli altri membri del sodalizio e occupandosi anche della cessione al dettaglio dello stupefacente. Del trasporto di ingenti quantitativi di stupefacente dal continente alla Sardegna se ne occupavano, invece, Giovanni Biosa e Stefano Pinna, i quali, stando sempre alle indagini, la cedevano, poi, al dettaglio, mentre il senegalese Omar Ndiaye collaborava nell’organizzazione acquistando grosse partite di droga che poi immetteva nel mercato olbiese attraverso una rete di spacciatori.

La droga arrivava dall’Albania in Sardegna via mare. Veniva smistata nelle basi di Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e attraverso le navi passeggeri con partenza da Civitavecchia e Livorno arrivava nei porti galluresi.

Nell’operazione Seaway risultano indagate altre otto persone (nei loro confronti non è stata emessa nessuna misura cautelare): Natalino Isoni, di Monti, Giuseppe Zedde, residente ad Arzachena, Lucio Baltolu, di Loiri Porto San Paolo, Christian Gusinu, di Padru, e gli albanesi Safet Aliko, Oltjon Rocaj, Arjan Sagajeva. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Sassari in collaborazione con il comando provinciale di Ferrara, il decimo nucleo elicotteri di Venafiorita
e lo squadrone Cacciatori di Sardegna.

L’operazione è stata avviata nel 2016 dai carabinieri del reparto territoriale di Olbia. In due anni l’indagine ha portato all’arresto di 9 persone in flagranza di reato a cui si aggiungono le 6 arrestate sabato scorso.



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