Il Puc detta la linea: no a nuove frazioni e ai borghi urbani

L’opposizione critica la scelta di cancellare le zone E4 La maggioranza: «L’agro va protetto non cementificato»

OLBIA. Un Consiglio comunale dal ritrovato spirito bucolico. Maggioranza e opposizione concentrano le loro energie nella discussione del Puc sulle campagne. Anche se ognuno declina a modo suo questo grande amore per l’agro. Le linee guida del Piano urbanistico, passate a maggioranza in Consiglio, mettono ordine nelle campagne trasformate nei decenni in pezzi di città sparsi nel verde. Acqua, fogna, asfalto, non arriveranno nelle aree agricole. Non nasceranno nuovi borghi urbani né nuove frazioni. Il nuovo Puc cristallizza l’attuale situazione delle campagne. Impossibile secondo il Comune portare i servizi in tutti le case sparse. Ecco perché il sindaco Settimo Nizzi, di fronte alle incalzanti richieste delle minoranze, lancia una proposta dal sapore provocatorio. «Se volete ogni anno decidiamo insieme in Consiglio comunale di destinare due milioni di euro per fare fogne e strade in qualche campagna – afferma il primo cittadino –. Però lo spiegate voi che si tagliano interventi e manifestazioni per la città e le frazioni per urbanizzare le campagne».

Il vecchio Puc. Nel Piano urbanistico varato dalla giunta Giovannelli erano state previste delle zone E4. Classificazione urbanistica che sta per borghi urbani. In questo modo avrebbero avuto diritto ai servizi tipici degli insediamenti di città, acqua, luce, fogne, strade asfaltate. «Un sistema pensato per dare risposte alle periferie – commenta il consigliere della Coalizione civica, Rino Piccinnu – in particolare proprio quelle dove tra l’altro si era consumato il recupero del sindaco sul candidato Carlo Careddu durante le elezioni. La domanda che arrivava dai cittadini era di poter costruire la casa per i propri figli». Opposto il giudizio di Nizzi su quella visione urbanistica. «La più grande vergogna mai messa nero su bianco da una pubblica amministrazione – commenta il primo cittadino –. A fronte di cinque case in un determinato punto che rientravano nel borgo, altre sette a 50 metri non erano ricomprese. Un errore madornale dal punto di vista urbanistico e democratico. Ma una cosa sono i borghi urbani e un’altra la possibilità di costruire la casa per i propri figli nelle frazioni. Non a caso in quelle più sensibili come Berchiddeddu abbiamo chiesto alla Regione, e ottenuto, di togliere le zone C e trasformarle in B speciali. Per il resto, nelle campagne si può costruire in base a quanto prevede la normativa regionale. Al momento sui tre ettari».

Lo scontro. Il consigliere di minoranza, Davide Bacciu, è molto critico sulla cancellazione dei borghi urbani. «A Monte a Telti e Putzolu ci sono mille abitanti – afferma –. Una chiesa, una scuola, ma non gli viene riconosciuta la dignità di una frazione come Rudalza. La delibera del 2016 serviva proprio a dare dignità ad agglomerati storici e garantire uno sviluppo». Pensiero opposto per Bastianino Monni, presidente della commissione Urbanistica. «Non è volontà di questa amministrazione bloccare le zone agricole il cui
sviluppo segue le regole regionali. Ma non si può continuare a costruire in campagna case prive di servizi. L’agro olbiese ha subito fin troppi danni in passato con il giochino del miglioramento fondiario. La delibera del 2016 prometteva una pianificazione fittizia e non realizzabile».

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