FORDONGIANUS

Il ritorno alle origini delle spoglie di Sant’Archelao

FORDONGIANUS. A quattro secoli di distanza dalla traslazione, le reliquie di Sant’Archelao tornano a Fordongianus, il paese che diede i natali al patrono della Diocesi arborense. In occasione dell’Ann...

FORDONGIANUS. A quattro secoli di distanza dalla traslazione, le reliquie di Sant’Archelao tornano a Fordongianus, il paese che diede i natali al patrono della Diocesi arborense. In occasione dell’Anno della fede, la Curia di Oristano ha autorizzato il trasferimento dei resti sacri del taumaturgo dal Duomo del capoluogo alla chiesa di San Pietro Apostolo a Fordongianus, dove è ancora forte la venerazione per il martire. Le spoglie rimarranno custodite in parrocchia fino al 29 agosto, la data originaria della festa liturgica di Archelao, che fu martirizzato nel 304 per ordine di Diocleziano. L’immolazione in nome di Dio determinò la nascita del culto del santo, che si pensa fosse stato sepolto proprio a Fordongianus in una cripta sotto la chiesa di San Lussorio. La chiesa romanica fu eretta nel 1120 ma la tomba fu scoperta soltanto nel 1609. Due anni più tardi le reliquie di Sant’Archelao furono portate a Oristano e domenica scorsa, per la prima volta dopo 402 anni, hanno fatto il tragitto inverso. L’esposizione delle spoglie del martire sarà un’occasione per la comunità dei fedeli di raccogliersi in preghiera o semplicemente uno stimolo ad approfondire la storia dell’illustre concittadino. Un interesse nutrito peraltro dal parroco del paese, intenzionato a fare una ricerca sul contesto storico nel quale operò Sant’Archelao. «Qui si è aperto un piccolo dibattito sull’opportunità di lasciare le reliquie in paese – ha raccontato don Mariano Pili –. Per alcuni è un fatto di fede, per altri un motivo d’orgoglio.

Sant’Archelao, infatti, è stato martirizzato a Fordongianus, che a quel tempo era l’ultimo avamposto di difesa alle porte della Barbagia; un centro militare e politico di grande importanza per i Romani di cui si trovano diverse testimonianze materiali».

Maria Antonietta Cossu

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