Degrado a Tharros, per il sindaco Carrus “tutto monitorato”

Sulle rovine in abbandono interviene il Comune di Cabras Secondo il primo cittadino la situazione “è sotto controllo”

CABRAS. «È ferma intenzione dell'amministrazione procedere con tutti gli interventi necessari alla tutela e alla conservazione del patrimonio storico culturale». Parola di sindaco. Dopo qualche giorno di silenzio, la risposta di Cristiano Carrus sul caso delle rovine di Tharros è arrivata sotto forma di comunicato pubblicato sul sito internet del Comune. Nonostante l’incuria che caratterizza il sito sia un caso di rilevanza nazionale, che interessa una delle aree archeologiche più importanti del Mediterraneo, gli amministratori hanno preferito dribblare le domande dirette e trincerarsi tra le righe di un comunicato mirato a tranquillizzare l’opinione pubblica. Secondo il sindaco, Cristiano Carrus, Tharros sarebbe un sito «costantemente monitorato dalla soprintendenza archeologica, dall'amministrazione comunale e, quotidianamente, dalla cooperativa che gestisce gli scavi». Un’affermazione audace dato che, oltre al legno marcio che regge l’antica fortificazione di Su Murru Mannu, una pianta di lentischio è nata, e cresciuta a dismisura, proprio dentro le rovine di un tempio romano. Un dettaglio che non sfugge agli occhi increduli dei 65/70mila visitatori che capitano a Tharros ogni anno. Gli interventi, però, ci sarebbero stati: «L'amministrazione ha provveduto, dopo l’autorizzazione e il parere tecnico della Soprintendenza, alla manutenzione straordinaria di alcuni punti critici della pavimentazione di Tharros e alla sostituzione di tratti di recinzione». Un intervento parziale, considerato il buco recintato alla bell’è meglio sul “cardo maximus” e la rete metallica completamente arrugginita della zona di su Murru Mannu. Dettagli di cui non c’è alcuna traccia tra le righe comunicato diramato dall’amministrazione comunale. Per quanto riguarda i pannelli informativi, la colpa sarebbe solo ed esclusivamente degli elementi: «L'apparato didascalico del sito è stato completamente sostituito due anni fa ma, come è facile immaginare, i raggi del sole, i venti e la salsedine ne compromettono la perfetta conservazione». E in qualche caso anche l’equilibrio, dato che il pannello posizionato davanti alla due colonne è caduto tra le rovine. Edulcorata, per usare un eufemismo, anche la descrizione delle condizioni dell’antico fossato che proteggeva la città: «Lo scavo delle fortificazioni repubblicane, e del relativo fossato di Murru Mannu, è stato già oggetto di un intervento di consolidamento sostenuto con una palizzata che, sebbene in condizioni non ottimali, concorre ancora oggi a sorreggerlo». Praticamente un miracolo, considerate le “condizioni non ottimali” di una palizzata marcia e in parte già collassata. Il futuro prossimo, però, sembra sorridere a Tharros: “Il Ministero ha messo a disposizione i fondi per il restauro e la manutenzione straordinaria

tramite la società Arcus. Inoltre, verrà presto avviato anche il progetto Otto per mille». Dunque, non resta che aspettare che i progetti vengano appaltati. Un’attesa che dura da anni e che rischia di minare dalle fondamenta uno tra i siti archeologici più visitati della Sardegna.

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