In Planargia una viabilità da incubo

L’elenco delle lacune è lungo e con le intemperie invernali la situazione non può che peggiorare

BOSA. Buche, pozzanghere, fossi, crepe, avvallamenti, allagamenti, smottamenti, dossi, guard rail catarifrangenti segnaletica orizzontale o verticale assenti o da sostituire. È lungo l’elenco delle insidie che gli automobilisti devono quotidianamente affrontare sui nastri d’asfalto del territorio planargese. Nei centri urbani maggiormente trafficati, come lungo le direttrici provinciali o statali che mettono in collegamento la zona con i centri del Marghine, l’oristanese, la Carlo Felice, l’aeroporto di Fertilia.

Questione che torna periodicamente d’attualità nel dibattito politico, nelle varie tornate elettorali in particolare, come in quello pubblico, specie in vista della bella stagione e dell’arrivo dei turisti. Anche se il prezzo maggiore lo pagano certamente, in termini di sicurezza o di pesanti ricadute meccaniche ai propri mezzi, i residenti. Specie i pendolari che quotidianamente raggiungono il loro posto di lavoro o semplicemente chi deve arrivare agli ospedali dell’isola dotati di specifici reparti o ambulatori. Con tragitti che nei mesi invernali diventano una sorta di rally, su terreno misto ed a velocità necessariamente moderata.

Ad esempio nella cosiddetta circonvallazione di Sindia, dove c’è chi sarcasticamente sollecita, vista la presenza di numerose buche, la realizzazione di un improbabile car-golf. Come per le condizioni non proprio al top del manto stradale o le strettoie o la presenza di auto in sosta e pedoni su altre direttrici della mobilità interna.

Il tratto nell’abitato di Tresnuraghes della statale 292, i sempiterni lavori nel selciato di Tinnura, alcuni fra i più gettonati richiami dagli utenti della strada. Ancora: la scarsa pulizia delle cunette, con l’acqua che invade la strada come un ruscello in piena ad ogni acquazzone, nel tratto in forte pendenza tra Santa Lucia e Sa Lumenera, sulla Magomadas-Turas. O le pozzanghere che invadono mezza carreggiata sulla Turas-Bosa Marina, sempre che la strada non venga magari chiusa per le l’invasione delle onde dal lato mare.

Non stanno meglio poi la provinciale Bosa-Montresta, le cui carenze sono state segnalate più volte dal sindaco Antonio Zedda. Come, in caso di ghiaccio o neve in particolare, gli oltre dieci chilometri da Sennariolo a Cuglieri, e dal centro del Montiferru ai rettilinei verso Santa Caterina. Mentre imperversa la battaglia sulla, contestata da un parte e caldeggiata dall’altra, costruzione della bretella che dovrebbe evitare le curve a vent’anni dallo stanziamento dei fondi per la sua costruzione. Non meno pericolosa, quanto interessante sotto il profilo di vedute e paesaggi, è poi la provinciale Bosa-Alghero: per la presenza di bestiame sulla carreggiata o per i tratti esposti a frane o smottamenti le insidie maggiormente

segnalate. Mentre dei miliardi un tempo disponibili per il tratto della statale 129 bis da Suni a Bosa, poi dirottati si disse all’allargamento e rettifica del tratto da Suni all’ingresso della zona industriale di Pe ‘e Caddu, si sono invece perse le tracce.

Alessandro Farina

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