Sorradile, il ricordo del sopravvissuto al campo di Minsk

Giorno della memoria con il 97enne Daniele Flore Il saluto e l’omaggio del nuovo prefetto Vincenzo De Vivo

SORRADILE. “Mai più”: è il monito rivolto alle nuove generazioni perché in futuro non si manifesti lo spettro di quell’immane tragedia che fu l’Olocausto, e perché invece coltivino e difendano i principi di libertà, democrazia e uguaglianza calpestati e cancellati dai regimi totalitari nazista, sovietico e fascista. La lezione della Storia è riecheggiata ovunque in occasione della Giornata della Memoria: a Sorradile anche attraverso la diretta testimonianza di un sopravvissuto, Daniele Flore, che ieri è stato insignito della medaglia d’onore istituita per i deportati di guerra. In un’aula consiliare affollata da studenti, cittadini, autorità militari e civili, il prefetto di Oristano Vincenzo De Vivo ha dedicato un minuto di silenzio alle vittime del genocidio, di tutte le guerre e degli abusi dei regimi repressivi, esortando a non dimenticare, anche in risposta ai recenti rigurgiti di antisemitismo «Mentre ripercorriamo le sofferenze immani inflitte agli Ebrei e alle popolazioni d’Europa – ha detto –. Noi oggi rievochiamo la vicenda personale di uno dei protagonisti di quel tragico periodo. Attraverso di lui la storia si fa visibile a noi tutti e diviene testimonianza».

E dopo 71 anni il ricordo di quegli anni bui è ancora vivido nella mente di Daniele Flore, che dopo il dissolvimento dell’esercito italiano fu fatto prigioniero e deportato prima in Grecia e poi in Russia, dove fu internato sino al ’44. Seppe resistere a ogni genere di privazione e di tortura: «Per fortuna mi sostenne la salute» ha detto commosso il superstite, che una volta riuscì persino a scappare dal campo n° 40 di Minsk. «Ma durante la fuga c’imbattemmo in un gruppo di soldati russi, che ci riportarono nel lager», ha raccontato Daniele Flore, che ha ricevuto l’omaggio dei concittadini, di Raimondo Sulis di Allai, internato a Reichenbach nel

’43 e insignito della medaglia d’onore nel 2009, e del sindaco. «Il tuo lungo viaggio al servizio della Patria – ha detto Pietro Arca – ci affida il difficile compito di trasmettere i valori positivi che scaturiscono dalla memoria e che sono patrimonio condiviso».

Maria Antonietta Cossu

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