Terra e verde, da Milis parte la sfida economica

La manifestazione Primavera in giardino dimostra le potenzialità del settore Il turismo del florovivaismo di nicchia nel 2013 ha prodotto 8 milioni di presenze

INVIATO A MILIS. La via dei fiori potrebbe essere anche quella dell’eldorado. Un eldorado verde, ecosostenibile, motore di un sistema turistico-economico che per ora è confinato nelle menti e nelle capacità di pochi, pochissimi eletti. Come Leo Minniti e Italo Vacca, il primo un americano (chiare origini italiane) di Chicago ormai sardizzato, anzi milesizzato; il secondo di Milis. Architetto del paesaggio Minniti, laurea in lingue Vacca. Sono testa e braccia – con un dipendente – dell’azienda florovivaistica I campi; linfa vitale della Primavera in giardino, che fa di Milis da 14 anni il raduno del gotha del florovivaismo specializzato, al quale concorrono anche Comune e Pro loco. Cinquanta espositori che hanno sposato la cultura del verde e la nutrono di saperi ricercati. Nulla lasciato al caso, produttori di nicchia. Per dire, tra i cinquanta espositori (otto dall’isola), i fratelli Gramaglia che dal loro vivaio piemontese hanno portato la collezione di piante aromatiche e officinali più importanti d’Italia. Dino Pellizzaro, dal suo vivaio francese, coltiva un’impegnativa ricerca delle piante rare.

Passione, studio, ricerca concentrati sabato e ieri a Villa Pernis, tre ettari nel cuore della terra degli agrumi, patria degli aranceti storici. E nemmeno un’etichetta, sugli alberi, a dare uno straccio di spiegazione. Magari i settemila visitatori che hanno parcheggiato sino alla strada per Bauladu per questo assaggio di primavera e di bellezza fiorita avrebbero imparato qualcosa. Ma questo è un altro discorso.

Il discorso è che di cultura verde si può vivere, fare economia. Far arrivare turisti tutto l’anno. Non sono teorie. E lo sa bene Judith Wade, una signora scozzese arrivata 17 anni fa sul lago di Como. Ha creato un network, Grandi giardini italiani, che lo scorso anno, nei 96 giardini che ne fanno parte, ha staccato biglietti a otto milioni di visitatori. E non al prezzo di due euro, quel che costava ieri entrare a Villa Pernis.

«Villa Pernis potrebbe essere il sesto giardino storico della Sardegna, dopo l’Orto botanico di Cagliari, il Parco Aymerich a Laconi, il Parco Garibaldi a Caprera, Baddesalighes a Bolotana e il Parco di San Leonardo a Santu Lussurgiu», dicono Minniti e Vacca. Senza considerare che potrebbe diventare il primo giardino italiano di Hemerocallis, meglio conosciuta come Bella di giorno. Se solo si riuscisse a fare sistema. Anche il neo assessore regionale all’Agricoltura, Elisabetta Falchi, ieri confusa tra i visitatori di Villa Pernis, è d’accordo. «Cercheremo in tutti i modi di studiare strategie dove economia, turismo e cultura della terra si incontrino», dice.

Il modello su cui puntare, secondo Vacca e Minniti, è il giardino climaticamente compatibile. Inutile fare gli esotici. Ad esempio, non sappiamo che la Sardegna ha, di suo, trenta tipi di mele autoctone, 120 varietà di pere, 27 di susine. «È venuto a spiegarcelo Guy D’Hallewin, ricercatore del Cnr. È olandese, vive in Sardegna da anni», dice Mimma Pallavicini, giornalista e botanica, autrice di un blog seguitissimo dal mondo del florovivaismo e ospite fissa a Milis. Ma quelle pere, susine, mele, sono perfette sconosciute nel nostro mondo di consumatori omologati.

A Baradili, in Marmilla, il più piccolo comune dell’isola, Vacca e Minniti hanno creato un giardino – parco mediterraneo. A Sardara è allo studio un percorso tra benessere

e cultura legato alle acque termali, e, più in generale, all’uso sostenibile dell’acqua. Servono interazioni intelligenti tra istituzioni e capitani coraggiosi. Si può persino rischiare di vincere benessere: economico, ambientale. Si chiama futuro sostenibile.

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