Volò per 35 metri prima di morire

Il perito ha ricostruito l’incidente stradale che costò la vita a Cristian Dancardi

ORISTANO. Ecco come, all’alba del 12 ottobre, morì Cristian Dancardi. A raccontarlo è la perizia dell’ingegner Marcialis, incaricato dal giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas di ricostruire la dinamica dell’incidente stradale che costò la vita all’operaio di 39 anni di Santa Giusta. La sua bici fu centrata dalla Panda guidata dal giovane compaesano Marcello Carzedda, al cui fianco sedeva il suo amico Simone Cadoni. Entrambi sono indagati per omicidio colposo e per omissione di soccorso, perché, dopo che l’auto piombò su Cristian Dancardi facendogli fare un volo di 53 metri, non si fermarono a verificare le sue condizioni di salute. Tornarono invece a casa e, solo nel pomeriggio dello stesso giorno, il guidatore dell’auto si presentò alle forze dell’ordine per raccontare di essere stato protagonista dell’incidente e che, sotto choc, per l’accaduto non riuscì più a gestire la drammatica situazione.

Ieri mattina, con la consegna della relazione tecnica, si è concluso l’incidente probatorio, istanza che era stata presentata all’indomani dell’incidente dagli avvocati difensori Lorenzo Soro e Gianfranco Siuni. All’udienza di ieri, hanno infatti presenziato anche questi ultimi e l’avvocato Filippo Cogotti, legale per i familiari della vittima che hanno già ottenuto il risarcimento del danno.

L’interesse era però

incentrato sull’esito della perizia che avrebbe escluso il concorso di colpe. La velocità dell’auto è stata stabilita in 70 chilometri orari, il ciclista viaggiava regolarmente sulla destra e la visibilità era buona. Ora il pubblico ministero Rossella Spano chiuderà l’inchiesta. (e.c.)

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