Le vittime a Sant’Anna: «Ora piangiamo»

Il racconto della famiglia Cuneo. Seicentomila euro di danni e la storica azienda cancellata

MARRUBIU. Il domani purtroppo è già iniziato. Il disastro è davanti agli occhi di tutti, ma per qualcuno il futuro ha un colore nero come quello della fuliggine e della cenere che copre la terra arsa. Le fiamme hanno devastato aziende agricole o di allevamento, come quelle dei fratelli Sanna o di Paolo Massa, tra Is Bangius e Sant’Anna, ma il danno più serio l’hanno subito Giulio Cuneo – la ditta porta il suo nome – e le sue sorelle Lilia e Cristina. Il gioiello di famiglia, un’azienda di trivellazioni creata dai capostipiti Angelo e Mario cinquant’anni fa, si è sbriciolata in pochi minuti.

Due capannoni, i macchinari, altra attrezzatura, computer e materiale elettronico. Nulla è più utilizzabile. E i documenti oggi sono cenere. I danni ammontano almeno a seicentomila euro, ma non è ciò che più spaventa perché le difficoltà maggiori devono arrivare. «Dovevamo avviare diversi lavori – racconta Giulio Cuneo –, avevamo tante commesse e le dobbiamo interamente disattendere. Sarà difficile ottenere qualcosa dalle banche in un momento come questo. Per giunta, a differenza di attività agricole o zootecniche, le imprese difficilmente ricevono aiuti pubblici o indennizzi».

Mani in faccia, la paura ancora dentro per chissà quanto tempo, Lilia Cuneo è netta nel suo pensiero: «Adesso piangiamo, siamo sul lastrico. Avevamo nei capannoni anche del materiale per la ristorazione, perché stavamo per avviare una nuova attività. Niente. Anche quello è perso». Ciò che non svanisce è invece l’incubo di quelle ore di fronte al muro rosso che illuminava la notte che tutti avrebbero invece voluto buia: «Credo che sarà molto difficile anche dal punto di vista psicologico – prosegue –. Non si dimentica una cosa del genere, non si dimenticano i bambini e tutte le persone ammassate nella piazza di fronte a un muro di fuoco che non si spegneva mai. Eravamo sotto assedio».

In mezzo al dramma qualcosa di buono c’è stato. «Il sindaco Andrea Santucciu, il suo vice Doriano Sollai e la vigilessa Fabiola Pili meritano un ringraziamento particolare. Sono stati vicini a tutti come fratelli. Il coordinamento per la palestra, dove sono state ospitate le persone evacuate, è stato ottimo».

Piccola consolazione, in mezzo a un disastro

incalcolabile, con qualche focolaio che ancora divampa. Non può più essere pericoloso, come confermano le squadre antincendio perché nulla è rimasto da bruciare. Eppure fa paura, perché negli occhi, tutti hanno ancora il fuoco. Quello che correva col vento e lasciava solo cenere dietro di sé.

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