Al setaccio i conti dei dieci indagati

Ecco i nomi delle persone coinvolte con il sindaco Carrus nell’indagine sul terreno per l’Eurospin: nessuno dell’ex-giunta

CABRAS. Un labirinto di responsabilità che si perde in mille rivoli. Un rompicapo di cui la procura e il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza stanno però venendo a capo. Il cammino per arrivare alla conclusione non è semplice, ma i passi fatti sono ormai parecchi e le perquisizioni e l’iscrizione sul registro degli indagati di dieci persone è giunta solo dopo che il cerchio su uno dei due filoni dell’inchiesta che coinvolge il sindaco Cristiano Carrus, un tecnico comunale e otto tra professionisti, imprenditori e soci prestanome tutti in pista per l’acquisto e la costruzione del supermercato Eurospin, è già chiuso.

Gli indagati. Di nomi legati alla precedente avventura amministrativa c’è solo il sindaco Cristiano Carrus. Non ci sarebbero invece esponenti della prima giunta da lui guidata, prima di ottenere la riconferma alle scorse elezioni. C’è invece il geometra comunale Renzo Atzeni, responsabile del servizio Edilizia, urbanistica e patrimonio: è l’uomo che avrebbe indirizzato burocraticamente tutta l’operazione. Poi si aggiunge una serie di persone, a vario modo coinvolte nella vicenda o perché titolare del supermercato Eurospin come l’oristanese Mauro Usai; o perché interessati alla questione immobiliare come i cabraresi Paolo Mancosu (ex finanziere), Gianni Poddi, la moglie Bettina Immacolata Pinna soci dell’impresa edile Immobiliare 67; o come Carlo Poddi, figlio dell’imprenditore Gianni Poddi, che avrebbe partecipato alla gara che la procura ritiene falsata proprio grazie all’offerta di quest’ultimo che doveva servire come diversivo e per dare credibilità alla procedura; o ancora l’ingegnere Francesco Garau, autore di una perizia sul valore del terreno e infine dell’imprenditore edile di Tramatza Valentino Paba, che si occupò della costruzione dell’immobile nella zona di Feurreddu 2.

I reati. Il procuratore Andrea Padalino Morichini conferma le contestazioni già anticipate ieri. L’indagine si concentra sui reati di truffa aggravata ai danni dell’amministrazione, turbativa d’asta, falso, abuso edilizio. Il terreno sarebbe stato venduto ad un prezzo (85 euro) nettamente inferiore a quello di mercato proprio per agevolare i compratori, grazie ad un accordo sotterraneo stabilito precedentemente tra questi e qualcuno all’interno dell’amministrazione. Così, l’area che avrebbe dovuto ospitare una residenza sanitaria assistita è diventata quella che ospita un supermercato, anche grazie al contestatissimo cambio di destinazione d’uso. L’area per servizi pubblici fu trasformata in una semplice zona di servizi. Il Comune in cambio ottenne, tramite una permuta, un edificio in via Caprera non nuovo e che tuttora non ha utilizzato.

I conti e il patrimonio. La riunione operativa tra inquirenti e procura ha prodotto una nuova linea d’indirizzo. Ieri infatti, convinti di avere in mano il necessario per provare i reati sin qui contestati, gli investigatori hanno stabilito il nuovo percorso partendo da una domanda: «Se tutto questo giovava agli imprenditori, per il sindaco o per il tecnico comunale qual era il vantaggio?». Allora nei prossimi giorni verranno passati al setaccio tutti i conti correnti e il patrimonio immobiliare di ciascuno degli indagati per capire se c’è stato un do ut des.

I primi commenti. Il telefono del sindaco, come conferma l’articolo a fianco, ha squillato a vuoto per tutto il giorno. Chi invece vuole iniziare a chiarire la propria posizione è il titolare dell’Eurospin, l’imprenditore oristanese Mauro Usai. Per lui parla l’avvocato difensore Roberto Martani: «Per prima cosa va esclusa la presenza di soci occulti. Per quanto riguarda le contestazioni, ha semplicemente acquistato, in un momento successivo, l’immobile costruito da altri e che ancora sta pagando. Gli hanno proposto un prezzo vantaggioso e ha accettato. Tra l’altro l’acquisto è stato fatto in leasing tramite un istituto di credito». Intanto, nelle perquisizioni fatte proprio a casa di Mauro Usai e di Cristiano Carrus la Guardia di finanza

non ha trovato documenti utili all’indagine. Ma l’impressione, o forse anche qualcosa di più di un’impressione, è che gli inquirenti abbiano per le mani già parecchio materiale da mettere davanti a chi nei prossimi giorni verrà convocato per gli interrogatori.

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