Poligono e turismo, questo binomio non può esistere

Ghilarza, Progres Aristanis nell’area di esercitazione Caip Il problema è la compatibilità con la valorizzazione del lago

GHILARZA. Il poligono di tiro ancora al centro del mirino. Gli attivisti di Progres Aristanis hanno effettuato un sopralluogo nel lembo di terra demaniale concesso al Caip per l’attività di addestramento militare. La delegazione del movimento indipendentista ha svolto una ricognizione nei tre campi di tiro di Zuri frequentati per alcuni mesi all’anno dalle forze dell’ordine, dai barracelli e dai soldati del Genio militare di Macomer. Negli ultimi tempi si è parlato della presenza di altre forze armate, indiscrezioni che non sarebbero mai state supportate da prove documentate e puntualmente smentite dal Caip. Dalla ricognizione non sono emerse situazioni di grave degrado, salvo qualche frammento di ogiva, un brandello di pneumatico e alcune sagome accartocciate tra le frasche. La bonifica sarà effettuata questo mese al termine dell’ultima serie di esercitazioni. «Più che l’entità del danno ambientale volevamo renderci conto delle caratteristiche di questi luoghi e delle potenzialità in termini di sviluppo turistico ed economico» spiega il capogruppo Sebastian Madau, che ieri ha passato al setaccio la zona in compagnia del sindaco di Soddì Francesco Medde e dei militanti del partito Gian Luca Collu e Alberto Medda. Il nodo della questione è la compatibilità dell’attività militare, che per ragioni di sicurezza comporta l’interdizione di un’area molto più estesa del campo di tiro, con le attività esistenti o con i programmi di valorizzazione turistica che i Comuni vorrebbero realizzare nella cintura circumlacuale. Madau esorta a tenere alta la soglia di attenzione sul caso. «Verificheremo la disponibilità degli altri sindaci a individuare sul territorio soluzioni logistiche alternative, purché non s’ interferisca con le altre attività». Dopodiché «Creeremo una rete di contatti sul territorio, mobiliteremo le associazioni ambientaliste e cercheremo contatti in Regione e in Parlamento». Anche per il sindaco di Soddì è necessario avviare un’ interlocuzione con la politica. «Occorre sederci a un tavolo con la Regione e trovare una soluzione – propone Francesco Medde –. Io insisto sulla linea del sito alternativo sul territorio, ma da parte del Caip ci deve essere un’apertura che ad oggi non c’è stata». Per l’amministratore però, non si può parlare di rilancio attraverso lo sfruttamento delle acque interne senza affrontare il discorso dell’inquinamento. «E questo a prescindere dal poligono – afferma Medde anticipando l’intenzione di far analizzare dei campioni d’acqua per scoprire il tasso e le fonti di contaminazione –. In passato

il lago non è stata considerata una risorsa da tutelare e vi si è sversato di tutto –, conclude senza fare riferimenti espliciti ai veleni della fabbrica di Ottana, agli scarichi autorizzati dei comuni sprovvisti di depuratori e all’abbandono indiscriminato di rifiuti da parte dei “civili”.

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