LE INDAGINI

Inquirenti al lavoro, pochi dubbi: incendi dolosi

ORISTANO. Un focolaio spento in pochi minuti ha fatto scattare anche ieri mattina l'allarme a ridosso della spiaggia di Mari Ermi. Questa volta si è risolto tutto senza problemi per i bagnanti e l'ap...

ORISTANO. Un focolaio spento in pochi minuti ha fatto scattare anche ieri mattina l'allarme a ridosso della spiaggia di Mari Ermi. Questa volta si è risolto tutto senza problemi per i bagnanti e l'apparato antincendio. Niente a che vedere per fortuna con quanto accaduto domenica pomeriggio nella giornata più calda e torrida di questa estate. Le ferite inferte al paesaggio da quell'incendio sono ben visibili anche dal mare. Oltre tre ettari di macchia mediterranea percorsi dalle fiamme con la paura che il fuoco arrivasse alla auto e ai chioschi bar di una delle spiagge più frequentate del Sinis. Era accaduto qualche anno fa, ed ora si è ripetuto anche domenica scorsa. Senza la massiccia mobilitazione dell'apparato antincendio, dei mezzi aerei, e anche dei tanti bagnanti che affollavano le spiaggia oggi saremmo ancora a contare i danni. Dietro quelle fiamme c'è quasi sicuramente la mano di qualche delinquente. Difficile dire se era stato pianificato, ma nello stesso momento le fiamme sono scoppiate ad Aba Rossa, Samugheo e proprio a Mari Ermi. E poi, nel momento in cui la temperatura era più elevata, oltre 39 gradi, e si era alzato soprattutto lo scirocco.

A Mari Ermi le fiamme sono partite dai bordi della stradetta litoranea che cammina parallela alla costa e porta a Is Arutas. L'erba secca e il vento hanno aiutato l'azione del piromane e in pochi minuti le fiamme si sono propagate alla macchia. Il resto lo ha fatto il vento sospingendo pericolosamente le fiamme verso i chioschi bar e le auto parcheggiate nei campi sterrati.

È stato allora che i bagnanti hanno avuto paura soprattutto per le loro auto. In tanti si sono messi alla guida con l'obiettivo si scappare dal fronte del fuoco ma alla fine sono rimasti imbottigliati come topi su quella stradina che porta a Is Aruttas, sbarrata dalle pietre. Polizia e carabinieri sono arrivati in forze e dato una mano alla forestale, ai vigili del fuoco e agli operatori dell'Ente foreste impegnati a spegnere il rogo. Insieme a loro c'erano anche gli uomini del nucleo di Polizia giudiziaria della Forestale che hanno immediatamente effettuato i sopralluoghi indispensabili per scoprire le cause dell'incendio. Analogo lavoro è stato fatto anche ad Abarossa, a ridosso del Porto industriale, dove le fiamme hanno mandato in fumo stoppie ed erbacce lambendo lo stabilimento abbandonato del cantiere navale. Fiamme anche a Samugheo, nella splendida zona di “Accoro” tra il Flumineddu e il rimboschimento dell'Ente foreste. Quì il rogo ha mandato

in fumo circa 8 ettari di macchia alta minacciando la zona boscata.

A luglio, l'attività investigativa della forestale e dei carabinieri di Mogoro aveva fatto scattare le manette sui polsi di due allevatori colti sul fatto a dare fuoco ai campi incolti.

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