Elettrodotto nel Sarcidano i contrari sono ottimisti

Mercoledì manifestazione in Regione. Il progetto potrebbe essere bocciato I sindaci del territorio decisamente contrari alla realizzazione dell’opera

LACONI. Mobilitazione massiccia delle popolazioni del Sarcidano mercoledì a Cagliari dove si è tenuto un sit-in di protesta per fermare il progetto di realizzazione dell'elettrodotto Ensar-Terna nel Sarcidano. Sebbene manchino conferme ufficiali sembra che il progetto abbia subito un'importante battuta d'arresto e presumibilmente non si costruirà alcun elettrodotto. Proprio questo l'intento di cittadini e amministratori dei paesi del Sarcidano che in occasione della Conferenza dei servizi del progetto Ensar-Terna si sono dati appuntamento davanti alla sede del Savi il Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali della Regione. L'obiettivo: pressare la Regione e fermare il progetto. Un progetto d'impatto «devastante» lo ha definito Mauro Pili che nei mesi scorsi ha presentato una interrogazione al ministro dell'Ambiente. Si tratta, infatti, di un impianto per la produzione di energia elettrica, con le relative opere ed infrastrutture connesse, da fonte rinnovabile eolica della potenza nominale di 57milaKW. Il progetto prevede l'installazione di 18 aerogeneratori da 3 megawatt di cui 10 in località Corti Turaci e 8 in località Arreixi e la realizzazione di due elettrodotti ad alta tensione nei Comuni di Laconi, Nurallao, Isili, Genoni e Nuragus tra le due nuove stazioni elettriche ubicate rispettivamente a Isili e Laconi. I manifestanti oltre ai rischi per la salute, per l'ambiente hanno ribadito la mancanza di benefici per le popolazioni coinvolte.

«In Sardegna – fanno osservare i promotori del comitato "NO Elettrodotto – si produce energia elettrica ben oltre il fabbisogno locale, senza che i consumatori e le imprese del territorio traggano alcun beneficio. Dello stesso avviso anche Roberto Soddu sindaco di Genoni, uno dei primi paesi a deliberare contro il progetto. «Tali opere – dice – che non generano alcuna ricaduta economica concreta per le comunità locali, non rientrano nel programma di sviluppo socio-economico tracciato dall'amministrazione comunale di Genoni né, presumibilmente, in quello delle amministrazioni di tutti i comuni del territorio. Per il nostro sviluppo chiediamo altro genere di infrastrutture sia per incentivare e migliorare le produzioni

agricole e zootecniche (viabilità, irrigazione, elettrificazione rurale delle aziende agricole) sia per incentivare il turismo culturale e rurale mediante il recupero e la valorizzazione dei numerosi siti archeologici, paleontologici ed ambientali di cui il nostro territorio è ricco».

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