Gli scontenti della scuola si organizzano

Il coordinamento dei docenti convoca un’assemblea per il 25 ottobre e invita i parlamentari sardi

ORISTANO. Sono passati due anni dalle ultime manifestazioni a Oristano, dai cortei in piazza alle insegnanti accampate nel cortile di scuola. Allora, il Coordinamento era quello solo dei precari di Oristano. Oggi, si sono ritrovati dopo tanti mesi tutti assieme, i docenti di ruolo di vecchia data e neo immessi a tempo indeterminato dopo decenni e decenni di precariato, i precari storici delle Gae e quelli abilitati di seconda fascia di Istituto e non abilitati di terza. Con una rete di contatti che è arrivata nelle altre province sarde, a Cagliari e a Sassari. La scuola continua a non piacere a questi insegnanti e, dopo aver contribuito allo smantellamento dell’Aprea, da Oristano vogliono lanciare un’altra sfida: combattere la “Buona Scuola renziana”, che tutto sembra tranne che un bene per i ragazzi.

Giovedì sera nella sede dei Cobas in via Diego Contini hanno deciso di «dissotterrare l'ascia di guerra e riprendere ciò che avevamo interrotto quasi due anni fa, ovvero la mobilitazione contro lo smantellamento della scuola pubblica statale e la rivendicazione dei diritti di tutti i suoi lavoratori, siano essi a tempo indeterminato o a tempo determinato» spiegano durante la riunione.

Il nuovo Coordinamento docenti di Oristano chiama anzitutto a raccolta i parlamentari sardi e per il prossimo 25 ottobre li invita a un’assemblea pubblica, dove si affrontino con chiarezza le criticità del progetto di riforma del nuovo Governo Renzi. «Vogliamo creare unità tra i vari soggetti operanti nella scuola, senza dimenticare le prioritarie esigenze dei precari. Sono loro, infatti, a soffrire una palese mancanza di diritti perchè, nonostante i titoli e i servizi, non sono stati ancora stabilizzati – puntualizzano i docenti –. Lo scopo ultimo, però, è la difesa della scuola e del diritto all'istruzione, intesa come forma ultima e unica di emancipazione individuale e collettiva».

Il gruppo si rivolge anche alle famiglie e a tutti coloro che «vedono nella scuola l'ultimo avamposto di civiltà al cospetto di un mondo sempre connotato dalla prevaricazione, dall'esclusione e dall'ottusa ignoranza». Ed ecco perché vogliono che i rappresentanti diretti del popolo, i politici, siano i primi a mettere nero su bianco le loro posizioni e battersi per una scuola migliore.

«Siamo coloro che hanno fortemente protestato contro i tagli all’istruzione operati nel corso del tempo dai vari governi e siamo quelli che hanno pagato sulla propria pelle le continue

girandole ministeriali, che hanno provocato spesso disorientamento tra il personale scolastico e tra le famiglie e gli studenti, oggi sempre meno propensi a riconoscere la centralità dell’istituzione scolastica», scrivono nell’invito a indirizzato ai parlamentari sardi.

Caterina Cossu

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