Bosa, consiglio per far quadrare i conti

Ieri sera lunga discussione sulle aliquote delle imposte locali: pesano le minori entrate statali

BOSA. Ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e salvaguardia equilibri di bilancio dell’esercizio 2014, con annessi i necessari provvedimenti di riequilibrio. Ancora, rettifica e integrazioni alla delibera del maggio 2014 sulla Iuc in relazione alle aliquote Imu, all’addizionale comunale sul reddito delle persone fisiche, con modifica delle aliquote per il 2014, e approvazione del relativo regolamento per la disciplina della tassa rifiuti Tari. Infine l’approvazione della modifica del documento di programmazione per il triennio 2012-2014 del Piano locale unitario dei servizi alla persona (Plus) del distretto Ghilarza-Bosa.

Questi i corposi argomenti all’ordine del giorno della seduta indetta, in via straordinaria di prima convocazione, dal sindaco Luigi Mastino per le diciotto di ieri sera nell’aula consiliare di piazza Carmine.

Con l’attenzione che evidentemente si incentra sulle questioni legate al fondamentale aspetto economico nella gestione amministrativa dell’ente locale. Su questo punto la maggioranza ritiene assolutamente necessaria una serie di ritocchi. «La strada da percorrere per evitare un disequilibrio, imposta dai minori trasferimenti da parte dello Stato», spiega il primo cittadino Luigi Mastino. Insomma anche a Bosa le difficoltà di far quadrare i conti, come in altri centri dello stivale, isole comperse, non mancano.

«Basti pensare che per l’Imu si prevede una spesa di circa 1,5 milioni di euro mentre lo Stato ha riconosciuto al comune 932mila euro. Per la Tasi invece il gettito stimato era 441mila euro e ci sono stati riconosciuti 331mila euro. Con il comune che ha avuto maggiori spese per 576mila euro e minori introiti rispetto a quelli stimati» i dati forniti. Per uno «squilibrio di bilancio di parte corrente che ammonta, fatti i conti, complessivamente a 714mila euro circa da riportare a pareggio attraverso una serie di correzioni non indolori. In particolare seguendo la via del risparmio attraverso minori spese.

«Circa 63mila euro sul fondo valutazione crediti, 112mila euro su quello erariale, 130mila euro su altre varie voci».

Come anche di maggiori entrate, che andranno ad incidere su un aumento dell’Imu per le seconde case «portando l’aliquota dal 7,60 a 8,60 per mille e dl’addizionale Irpef

dallo 0,5 al 0,8 per mille. Le nuove entrate sono stimate in circa 197mila euro per l’Imu e 210mila per l’addizionale Irpef. Queste le cifre che, tenendo conto di tutti i fattori in gioco, hanno l’intento di azzerare il deficit, colmando il disequilibrio riscontrato.

Alessandro Farina

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