Giganti come superstar, pienone anche all’Unitre

Tantissime persone alla conferenza tenuta dal professor Raimondo Zucca Alle prime quattro statue il nome dei detenuti che collaborano con gli archeologi

ORISTANO. Se i giganti di Mont’e Prama potessero cantare sarebbero delle rock star. E infatti, ad ogni pubblica uscita, richiamano tantissime persone che non sarebbe azzardato chiamare fan. Vanno ad ammirare quei divi di tremila anni fa o chi parla di loro, com’è successo ancora una volta ieri all’Unitrè oristanese che, nel ciclo di conferenze che scandiscono l’anno accademico, ieri pomeriggio ha accolto alcuni ospiti speciali.

C’erano i giganti, ovviamente solo in immagini proiettate, c’era il professor Raimondo Zucca a raccontare questa incredibile epopea degli scavi che nel Sinis stanno riportando alla luce una delle più incredibili meraviglie dell’antichità dell’intero Mediterraneo, c’erano le archeologhe Adriana Scarpa e Luciana Tocco e con loro i quattro lavoratori che stanno contribuendo agli scavi. Sono gli «ospiti» della casa circondariale di Massama che, grazie al progetto Archeo, affiancano gli specialisti durante il lavoro quotidiano. I loro nomi in sardo sono anche quelli con i quali sono stati ribattezzati i primi quattro giganti ritrovati durante questa campagna di scavo, affidata agli esperti del Consorzio Uno con la supervisione della Soprintendenza ai beni archeologici e culturali – tra le altre cose oggi il direttore Alessandro Usai sarà nuovamente a Mont’e Prama –. I quattro guerrieri già venuti alla luce dopo secoli di sepoltura si chiameranno Mracu, Peppone, Anzeleddu e Tineddu. Sono i nomi dei quattro collaboratori che, grazie al progetto Archeo portato avanti dal Ministero attraverso la casa circondariale di Massama e su cui si è molto impegnato il direttore Pier Luigi Farci, stanno compiendo un percorso rieducativo attraverso un impegno al di fuori delle mura del carcere.

La sala del foro boario, sede dell’Unitre, questa volta è letteralmente scoppiata. Le tantissime persone interessate hanno assistito alle spiegazioni del professor Raimondo Zucca anche al di fuori del locale, dove venivano proiettate le interessantissime immagini dei risultati delle ricerche col georadar che svelano in anticipo quel che gli archeologi scopriranno nei prossimi mesi. O più probabilmente già nei prossimi giorni e saranno altre meraviglie.

Oltre che su quel che sarà ci si è poi concentrati su quel che è già. Un preciso excursus sugli esiti degli

scavi sin qui effettuati, con uno sguardo anche a quarant’anni fa, ha catturato l’attenzione. E oltre alle «enormità» dei giganti, anche piccoli reperti di grandissimo pregio sono stati mostrati. Uno in particolare è assai accattivante: è un pendente in bronzo a forma di fiasca di pellegrino.

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