Ales, novità in diocesi: vita da frati per i preti

Nuove regole dal sinodo diocesano che si concluderà il prossimo gennaio Più peso per i laici e maggiore collaborazione tra le parrocchie

ALES. La rivoluzione nella chiesa sarda parte da Ales-Terralba, una delle più piccole diocesi dell'isola: 101 mila abitanti, 57 parrocchie, 5 foranie, 75 preti, 4 frati, 10 congregazioni religiose femminili, 4 istituti secolari. Coraggiosamente sacerdoti, fedeli e vescovo si sono messi in cammino con un sinodo che non si limiterà a raccogliere documenti in un volume ben rilegato, ma che vuole formare una chiesa missionaria e comunitaria. Due le novità principali: unità pastorali e i laici, che per la prima volta nella storia della chiesa non solo sarda entreranno nella stanza dei bottoni parrocchiale, non collaboratori ma responsabili.

Il sinodo diocesano dopo due sole sessioni - altri incontri a novembre e dicembre, conclusione il 25 gennaio 2015 - ha già dettato alcune regole alle quali i sacerdoti dovranno conformarsi a partire dall'autunno dell'anno venturo. Sicuramente una delle più rivoluzionarie è la trasformazione dei preti in quasi frati. Come i religiosi appartenenti a un ordine o una congregazione, i sacerdoti della chiesa alerese dovranno, possibilmente, fare vita comunitaria: nella stessa canonica alloggeranno due-tre preti che condivideranno pasti e momenti di preghiera. Una soluzione inizialmente traumatica per i preti tradizionalmente "lupi solitari", gelosi dei propri spazi di libertà, almeno fino a quando le forze lo consentono. Altra novità , anch'essa rivoluzionaria: il ruolo dei laici. Saranno chiamati a esercitare compiti e servizi un tempo affidati prevalentemente ai preti. Avranno il ruolo di protagonisti nella pastorale famigliare, nella formazione dei giovani e dei ragazzi, nella conduzione di attività volte alla promozione umana e in risposta alle povertà emergenti. Potranno anche assumere ruoli di responsabilità nell'amministrazione dei beni della Chiesa e nella gestione delle incombenze burocratiche.

«Non si sconfina nella retorica, se si osserva – dice don Nico Massa, segretario generale del sinodo – che stiamo vivendo una svolta storica: la vita ecclesiale della nostra diocesi assumerà veramente un volto nuovo, più giovane e dinamico, più coinvolgente e proiettato nei luoghi dove vive la nostra gente». Ad Ales si fa sul serio. E' pronto anche il cronoprogramma degli adempimenti postsinodali. Si inizierà con una commissione che, da febbraio 2015, studierà la formazione delle unità pastorali. Alcune sono facilmente individuabili, se sarà adottato anche il criterio della vicinanza geografica: Albagiara con Escovedu, Setzu e Tuili, Gonnostramataza e Gonnoscodina, Baressa e Baradili, Ussaramanna con Siddi. Restano giuridicamente le singole parrocchie, ma si farà un'unica pastorale delle famiglie, si unificheranno le classi di catechismo, la preparazione al matrimonio metterà insieme gli sposi di diverse parrocchie. Rimangono le chiese ma crollano i campanili. Per l'anno ecclesiale 2015-2016 verranno attivate le forme di collaborazione interparrocchiale. Dal 2016-2017 le unità pastorali entreranno in funzione nella loro forma compiuta.Per quanto riguarda i laici, don Massa è ottimista. «Non saranno solamente gli

esecutori obbedienti di direttive date dal clero. Ma dovranno entrare – dice l'attuale parroco di San Nicolò a Guspini – con responsabilità condivisa nell'analisi della situazione, nella ricognizione delle esigenze e delle opportunità, nella programmazione degli interventi".

Mario Girau

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