Artigiani e commercianti contro i tributi

A Sedilo aria di rivolta per le tariffe di Tari e Tasi: proposta anche la restituzione delle schede elettorali

SEDILO. Soffiano venti di rivolta nel settore terziario e nel comparto artigianale. Ad alimentarli è l’ aggravio dei tributi locali. Il malcontento latente è esploso con le recenti azioni dimostrative in municipio e potrebbe sfociare in nuove iniziative di protesta come l’ammutinamento fiscale, la consegna delle schede elettorali e una manifestazione davanti alla prefettura di Oristano. Sono le ipotesi affiorate nel corso dell’incontro che lunedì ha riunito una trentina di operatori economici. L’assemblea ha preceduto di ventiquattr’ ore il confronto con il sindaco Umberto Cocco, sul quale artigiani e commercianti ieri hanno riversato tutta la frustrazione e l’indignazione suscitate da una politica fiscale letale per le piccole attività. Con la crisi che non accenna ad allentare la morsa è problematico far fronte a tutti gli adempimenti burocratici e nel contempo sopportare l’aumento esponenziale di tasse e imposte, Tari e Tasi in primis. Se non ci sarà un alleggerimento della pressione tributaria l’anno prossimo più di un commerciante potrebbe chiudere bottega. «Non è un timore ma una prospettiva, e a quel punto lavoreremo in nero» ha minacciato un esercente durante l’incontro riservato ai soli addetti ai lavori. Lo scontento della categoria deriva principalmente dal tributo sui rifiuti, che molti lavoratori autonomi lamentano essere triplicato anche in funzione del passaggio dal vecchio al nuovo appalto del servizio di nettezza urbana, dal 2014 in capo all’Unione dei Comuni. Servizio che in molti casi comporta un esborso di svariate migliaia di euro (alcuni sfondano il tetto degli 8000) e che diversi commercianti hanno valutato negativamente ravvisando nel cambio di gestione un peggioramento della qualità. Nella riunione il Comune è stato spesso chiamato in causa, accusato dalla maggioranza dei presenti di non aver fatto abbastanza per la categoria, se non addirittura di aver infierito su comparti già sofferenti per il calo dei consumi e per la prolungata fase di stallo dell’edilizia. Più morbida la linea di un paio di negozianti, che, imputando la drammatica situazione alle politiche del governo centrale, hanno proposto di chiedere all’amministrazione di unirsi a loro nella battaglia. Il resto del consesso ha aderito alla linea dura. Questa potrebbe portare al rifiuto di pagare le bollette della nettezza urbana, a un sit-in davanti alla prefettura o a rimettere le schede elettorali in vista delle prossime comunali se il grido d’aiuto sarà ignorato. Ma prima di arrivare a una contrapposizione sono state suggerite

altre soluzioni, come pagare le bollette della Tari versando le stesse cifre di due anni fa. In campo anche la proposta di chiedere alla giunta di proclamare lo stato di disagio sociale e di sollecitare un intervento della Regione per coprire il mancato gettito.

Maria Antonietta Cossu

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