Gli interventi contro la povertà: intimidazioni per la protesta

Sedilo, una croce sull’uscio di casa di Gian Salvatore Pes, tra gli animatori delle contestazioni Il diretto interessato smentisce e ribadisce la propria correttezza sulla diffusione dei dati sensibili

SEDILO. Una croce sull’uscio di casa. Destinatario dell’ inquietante avvertimento è Gian Salvatore Pes, l’operaio che nei giorni scorsi ha guidato la protesta di un gruppo di disoccupati contro il Comune, finito nel mirino dei contestatori per le graduatorie sugli interventi di contrasto delle povertà. L’indiscrezione sul messaggio sinistro ricevuto dal quarantenne è trapelata ieri mattina ma non ha trovato riscontri. Il diretto interessato ha smentito seccamente l’episodio. «Non so chi metta in giro queste voci ma sono false», è stato l’unico, lapidario commento sulla vicenda cui si è lasciato andare il giovane. Ma mentre il destinatario negava con fermezza l’accaduto, fonti beninformate insistevano sull’attendibilità della notizia. Secondo alcune indiscrezioni ieri l’uomo avrebbe trovato una croce formata da due ossi di animali davanti alla porta d’ingresso dell’alloggio popolare in cui vive, al terzo piano di una palazzina di proprietà dell’Area. Impossibile dire se il fatto sia da ricondurre in qualche modo alla protesta dei giorni scorsi. Certo è quantomeno strana la coincidenza temporale fra il ritrovamento della croce e le polemiche sollevate in questi giorni sulle graduatorie relative agli inserimenti lavorativi, che qualche tempo fa erano state rivisitate sulla base dei reclami presentati dallo stesso Pes. Se l’ipotesi sul sinistro risvolto della contrapposizione fra i disoccupati e il Comune fosse fondata, c’è il rischio che la rivendicazione di un diritto possa innescare una guerra tra poveri. Vera o presunta che sia la notizia sull’intimidazione, la vittima non si è fatta condizionare. Ieri mattina Gian Salvatore Pes si è presentato all’appuntamento con l’assistente sociale per discutere il proprio caso e per puntualizzare alcune cose sulla questione della diffusione dei dati sensibili. «Io non ho divulgato informazioni riservate, al contrario, è stata l’assistente sociale che mi ha consegnato le copie degli atti richiesti senza omettere le informazioni riservate», ha dichiarato l’uomo, carte alla mano. E rispondendo alla nota diffusa dal Comune, che ha fatto quadrato attorno alla dipendente comunale difendendone l’operato e l’etica professionale, Pes ha puntualizzato– «Io ho mostrato alcuni di quei documenti, sì, ma ognuna delle persone coinvolte ha visto la copia della propria domanda, non quella di terzi», ha precisato.

Tesi confermata da Roberta Modena e Mirella Cossu, le esponenti di Popoli liberi che anche

ieri hanno sostenuto la causa dei disoccupati, tra i quali pare ci siano state diverse defezioni. «Eravamo presenti quel giorno – confermano – e ognuna delle persone che ha visionato gli atti ha letto unicamente il documento con il suo nominativo e i suoi dati».

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