Bosa

Capu d’Aspu, l’inchiesta è chiusa: indagato anche l’ex sindaco

Spunta il nome di Piero Franco Casula nell’inchiesta della Procura sull’opera da 15 milioni. Coinvolti l’impresa, i progettisti, alcuni funzionari del Comune e la commissione di collaudo

BOSA. Capu d’Aspu fatale all’ex sindaco. A sorpresa, dopo mesi di inchiesta ultimamente sotto traccia, c’è anche il nome di Piero Franco Casula tra gli indagati che il sostituto procuratore Armando Mammone ha inserito nel decreto di fine indagine sui lavori di messa in sicurezza della foce del Temo, che doveva avvenire attraverso l’allargamento della foce stessa utilizzando una diga foranea, scavando il fondale marino e demolendo un tratto di promontorio.

L’ex sindaco non è assolutamente solo, perché il numero degli indagati è cresciuto rispetto a quello della fase iniziale. Assieme all’ex primo cittadino, il nome nuovo dell’indagine è quello della funzionaria comunale Rita Motzo, responsabile degli Affari generali e quindi dell’appalto che doveva risolvere i problemi causati dalle correnti marine con le loro ripercussioni sul fiume e quindi sulla città vittima poi di allagamenti.

Gli altri sei indagati sono gli stessi della prima ora, ovvero l’amministratore della Sigma, l’impresa che svolse i lavori, e il direttore degli stessi lavori: Salvatore Bisanti, 66 anni di Napoli (difeso dall’avvocato Speranza Benenati), e Paolo Gaviano, 62 anni di Cagliari (difeso dagli avvocati Walter e Franco Pani). E ancora l’ex geometra comunale Luciano Baldino, 66 anni (difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti), in qualità di responsabile del procedimento pubblico, e i tre componenti della commissione di collaudo dell’opera, l’ingegnere di Sedilo Antonio Manca (61 anni) e i suoi colleghi oristanesi Antonello Garau e Piero Dau (52 anni), il primo molto conosciuto nel capoluogo per la sua attività professionistica e imprenditoriale nel mondo delle costruzioni, il secondo perché è anche dirigente del settore Viabilità della Provincia, sebbene in quest’occasione svolse il suo ruolo da libero professionista. Questi ultimi sono assistiti dagli avvocati Gianfranco Siuni e Roberto Dau, mentre lo stesso Gianfranco Siuni assiste l’ex sindaco e la funzionaria comunale.

Dai reati contestati è sparito quello che riguardava il presunto danno ambientale, ma ne vengono contestati altri ben più seri. Rimangono quello di falso per la commissione di collaudo che avrebbe certificato lo scavo del fondale marino non effettuato e di truffa ai danni dello Stato, proprio perché l’appalto costato quindici milioni non sarebbe stato ultimato nei termini in cui era stato previsto. Ci sono poi il reato di frode nei pubblici appalti e quello di peculato contenuti in un capo d’imputazione molto dettagliato e non semplice.

Ora le difese avranno venti giorni per produrre controdeduzioni e indagini separate

da quelle della procura. Dopo di che si tireranno le somme: sarà richiesta di rinvio a giudizio oppure si andrà verso l’archiviazione? La decisione della procura nell’allargare l’inchiesta ai due nuovi indagati sembra lasciar intuire che la strada sarà la prima.

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